giovedì 8 gennaio 2026

Storia del Novecento: 1927 La lunga marcia

 



La Lunga Marcia e la nascita del potere maoista (1927–1949)

Guerra civile, rivoluzione rurale e costruzione di una legittimità storica

La vittoria comunista del 1949 non fu l’esito improvviso di una guerra civile, ma il risultato di un processo di trasformazione politico-militare e sociale avviato nel 1927, quando il Kuomintang di Chiang Kai-shek ruppe l’alleanza con il Partito Comunista Cinese (PCC) e procedette alla sua eliminazione sistematica nelle città. Da quel momento la rivoluzione cinese cessò di essere urbana e sindacale e divenne rurale, militare e territoriale.

Il PCC, sopravvissuto alla repressione, si rifugiò nelle campagne, dove costruì veri e propri soviet agrari, Stati embrionali fondati sulla redistribuzione della terra, sull’organizzazione contadina e su un esercito politico. Il più importante di questi fu il Soviet dello Jiangxi, che tra il 1930 e il 1934 rappresentò la principale base territoriale del comunismo cinese.

Il quinto accerchiamento e la crisi strategica del comunismo cinese

Chiang Kai-shek, consapevole che i soviet rurali erano una minaccia esistenziale al suo progetto di Stato nazionale, organizzò una serie di campagne di annientamento. Dopo quattro tentativi falliti, il quinto accerchiamento (1933–1934), basato su una strategia di strangolamento territoriale con blocchi fortificati, mise il soviet dello Jiangxi in una condizione senza via d’uscita.

Nel giugno-agosto 1934 alcune forze comuniste – Fang Zhimin, Xiao Ke, He Long – tentarono sfondamenti periferici per alleggerire la pressione nemica. Fu una strategia disperata, ma politicamente cruciale: segnalava che il PCC non era sconfitto, bensì in movimento.

Il 16 ottobre 1934, Mao Zedong e Zhu De guidarono circa 130.000 uomini in una rottura del fronte contro 400.000 soldati del Kuomintang. Non si trattava solo di una manovra militare: era la sospensione di uno Stato rivoluzionario (il soviet) per trasformarlo in un esercito errante.

La Lunga Marcia come evento politico totale

La Lunga Marcia (1934–1935) non fu una semplice ritirata. Fu un processo di selezione politica, una migrazione forzata di un’élite rivoluzionaria attraverso la geografia sociale della Cina.

Per 370 giorni, l’Armata Rossa percorse circa 12.000 chilometri attraversando regioni scarsamente controllate dallo Stato, territori di minoranze etniche, montagne senza strade, fiumi enormi come il Chang Jiang. L’esercito combatteva, negoziava, requisiva, si alleava, subiva imboscate. La popolazione civile che lo accompagnava — quadri, famiglie, funzionari — trasformava la marcia in una traslazione dello Stato comunista.

Dal punto di vista militare, la marcia fu catastrofica: più dell’80% degli uomini andò perduto. Dal punto di vista politico, fu una purificazione darwiniana del gruppo dirigente.

Zunyi 1935: la presa del potere di Mao

Il momento decisivo avvenne non sul campo di battaglia, ma nella conferenza di Zunyi (6–8 gennaio 1935). Qui Mao riuscì a imporre una nuova interpretazione della crisi: la marcia non era una fuga, ma una manovra strategica per collegare la rivoluzione interna alla guerra nazionale contro il Giappone.

Questa svolta aveva un significato enorme. Trasformava il PCC da forza ribelle a avanguardia patriottica. Inoltre, rompeva la subordinazione dogmatica al modello sovietico, inaugurando una via cinese al comunismo, fondata sulla guerra contadina e sulla mobilitazione nazionale.

La spaccatura con Zhang Guotao, che preferì dirigersi verso l’URSS, segnò una scelta storica: Mao vinse perché scelse la Cina, non Mosca.

Yan’an e la costruzione di uno Stato rivoluzionario

Nel 1935 i superstiti della marcia — circa 20.000 uomini — raggiunsero lo Shaanxi. Qui Lin Biao conquistò Yan’an. Da questa regione marginale nacque il vero Stato comunista cinese.

Durante la guerra sino-giapponese (1937–1945), il PCC costruì amministrazioni locali, eserciti di massa, sistemi educativi e fiscali. Quando Chiang Kai-shek venne catturato a Xi’an nel 1936 da suoi stessi generali, Stalin impose che fosse liberato: il PCC doveva combattere il Giappone, non distruggere subito il Kuomintang.

Ma il capitale politico si stava accumulando altrove: mentre il governo nazionalista si consumava in corruzione e inefficienza, il PCC dimostrava di saper governare e resistere.

Dalla Lunga Marcia alla presa del potere

Nel 1945, dalla base di Yan’an, Lin Biao riconquistò la Manciuria; nel 1949 Mao entrò a Pechino. La guerra civile fu vinta non tanto per superiorità militare, quanto per la legittimità costruita durante la Lunga Marcia e la guerra antigiapponese.

La Lunga Marcia trasformò una sconfitta in un mito fondativo. Creò una classe dirigente — Mao, Zhou Enlai, Lin Biao, Deng Xiaoping, Liu Shaoqi — legata da un’esperienza di sacrificio e di selezione estrema. Quel mito avrebbe legittimato il potere del PCC per decenni.

Non fu solo un episodio della guerra civile. Fu l’atto di nascita della Cina rivoluzionaria.


mercoledì 7 gennaio 2026

Storia del Novecento: 1925 Processo della scimmia

processo della scimmia

Il Processo Scopes

La Genesi dello Scontro tra Scienza e Diritto negli USA

Il 10 luglio 1925 si apriva a Dayton, Tennessee, il procedimento giudiziario The State of Tennessee v. John Thomas Scopes. Passato alla storia come lo "Scopes Monkey Trial" (il Processo della Scimmia), il caso non fu solo un dibattimento penale, ma il primo vero scontro mediatico moderno tra fondamentalismo religioso e metodo scientifico, le cui onde d'urto influenzano ancora oggi il diritto all'istruzione negli Stati Uniti.

Il Contesto Giuridico: Il Butler Act

Il fulcro della controversia risiedeva nel Butler Act, una legge dello Stato del Tennessee che proibiva agli insegnanti delle scuole pubbliche di negare la storia della creazione biblica, vietando esplicitamente l'insegnamento dell'evoluzione umana dalle "forme inferiori di animali".

John T. Scopes, un giovane insegnante di scienze, accettò di auto-incriminarsi per testare la costituzionalità della legge, sostenuto dalla neonata American Civil Liberties Union (ACLU).

processo delle scimmie

Un Duello di Giganti: Darrow vs. Bryan

Il processo divenne immediatamente un fenomeno di costume, attirando migliaia di persone e la prima diretta radiofonica nazionale della storia americana. A confrontarsi furono due delle figure pubbliche più influenti dell'epoca:

  • Clarence Darrow: Il più celebre avvocato penalista del tempo, agnostico e difensore delle libertà civili, assunse la difesa di Scopes.

  • William Jennings Bryan: Leader populista, tre volte candidato alla presidenza e Segretario di Stato sotto Wilson. Bryan agì come accusatore aggiunto, portando avanti una crociata morale contro il modernismo.

Il Momento Cruciale: L'interrogatorio sulla Bibbia

Il climax del processo si raggiunse quando Darrow, in una mossa processuale senza precedenti, chiamò Bryan a testimoniare come "esperto della Bibbia". Attraverso un esame incrociato serrato, Darrow mise in luce le contraddizioni letterali del testo biblico di fronte alle evidenze geologiche e biologiche, trasformando l'aula in un palcoscenico per la ragione scientifica.

L'Esito del Processo e l'Annullamento della Sentenza

Nonostante la difesa avesse abilmente spostato il focus sulla validità della teoria darwiniana, tecnicamente Scopes aveva violato la legge.

ElementoDettaglio
VerdettoColpevolezza
SanzioneMulta di 100 dollari
Esito d'AppelloSentenza annullata dalla Corte Suprema del Tennessee per un vizio di forma (la multa era stata comminata dal giudice invece che dalla giuria).
Conseguenze post-processualiWilliam Jennings Bryan morì soli cinque giorni dopo la fine del processo, logorato dallo sforzo fisico e psicologico.

L'Eredità: Il "Dopo Dayton"

Contrariamente alla narrativa popolare, il processo non segnò la fine immediata delle leggi anti-evoluzioniste; al contrario, portò a un temporaneo ritiro della teoria di Darwin dai manuali scolastici americani per evitare controversie.

John Scopes, dal canto suo, non tornò mai più all'insegnamento. La sua carriera proseguì come geologo nell'industria petrolifera, tra gli Stati Uniti e il Venezuela, lontano dai riflettori che avevano illuminato la sua giovinezza.

Oggi, lo Scopes Trial rimane un caso studio fondamentale per analizzare il rapporto tra dogma religioso, legislazione statale e libertà accademica, un dibattito che nell'America contemporanea (si pensi alle dispute sul Disegno Intelligente) appare quanto mai attuale.