mercoledì 18 febbraio 2026

Storia del Novecento: 1992 uccisione dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

 





Il 1992 non è stato solo un anno di cronaca nera, ma un vero e proprio spartiacque nella storia della Repubblica Italiana. Le stragi di Capaci e di via D'Amelio rappresentano l'apice dell'attacco frontale di Cosa Nostra allo Stato, un tentativo violento di fermare l'unico metodo investigativo che stava davvero mettendo in ginocchio i clan.

Ecco una sintesi critica di quegli eventi che hanno cambiato per sempre la coscienza civile del Paese.

23 Maggio 1992: L'inferno a Capaci

Alle 17:57, una carica di 500 chili di tritolo posizionata in un tunnel sotto l'autostrada A29 sventra il tratto che collega l'aeroporto di Punta Raisi a Palermo.

  • Le vittime: Perdono la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo (anche lei magistrato) e tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

  • L’obiettivo politico: Falcone non era solo un simbolo; era la mente dietro il "Metodo Falcone" (seguire il denaro) e l'architetto del Maxiprocesso. La sua morte doveva servire a ristabilire il dominio mafioso sul territorio e "punire" chi aveva osato violare l'impunità delle cosche.

19 Luglio 1992: Il "massacro annunciato" di Via D’Amelio

A soli 57 giorni di distanza, la strategia stragista colpisce ancora. Un'autobomba esplode sotto la casa della madre di Paolo Borsellino.

  • Le vittime: Oltre al procuratore Borsellino, muoiono gli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna della scorta a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

  • La nota critica: La strage di via D'Amelio è circondata da interrogativi inquietanti. Borsellino sapeva di essere nel mirino e lavorava febbrilmente per scoprire la verità su Capaci. Il furto della sua "agenda rossa" subito dopo l'esplosione rimane uno dei misteri più fitti della storia italiana, alimentando l'ipotesi di una trattativa tra pezzi dello Stato e la mafia.

Analisi Critica: L'eredità del 1992

Se l'obiettivo della mafia era il terrore per ottenere il silenzio, l'effetto fu l'esatto opposto.

  1. La reazione civile: Per la prima volta, la società civile siciliana e italiana scese in piazza in massa. Il "lenzuolo bianco" appeso ai balconi divenne il simbolo di un'antimafia popolare che non delegava più solo ai giudici la lotta alla criminalità.

  2. La risposta legislativa: Sotto la spinta dell'indignazione pubblica, lo Stato introdusse leggi d'emergenza fondamentali, come il regime carcerario 41-bis, per isolare i boss e impedire loro di comandare dal carcere.

  3. Il paradosso del martirio: Falcone e Borsellino, spesso ostacolati in vita da colleghi e politici (il cosiddetto "pool dei veleni"), sono diventati icone intoccabili. La loro morte ha dato inizio a una stagione di arresti eccellenti che ha portato, negli anni successivi, alla cattura di capi storici come Totò Riina e Bernardo Provenzano.

"La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine."

Giovanni Falcone


martedì 17 febbraio 2026

Storia del Novecento: 1991 – La Slovenia viene invasa da truppe carri armati e aerei della Jugoslavia.

guerra dei dieci giorni

1. La "Guerra dei Dieci Giorni": Un'anomalia cruenta

Nonostante la brevità, l'invasione della Slovenia fu il segnale che il governo federale di Belgrado (ormai sotto forte influenza serba) era disposto a usare la forza per mantenere l'unione.

  • Perché è durata così poco? La Slovenia era etnicamente omogenea. Non essendoci una forte minoranza serba da "difendere", Milosevic e i vertici militari capirono che lo sforzo bellico era strategicamente meno vitale rispetto a Croazia e Bosnia.

2. Le radici del collasso: Oltre il Nazionalismo

Sebbene il nazionalismo sia stato il motore visibile, la dissoluzione è stata alimentata da una "tempesta perfetta" di fattori:

  • Il vuoto di potere post-Tito: Josip Broz Tito era il collante carismatico. Morto lui nel 1980, la presidenza collettiva si rivelò incapace di gestire le spinte centrifughe.

  • Divario Economico: Esisteva una frattura profonda tra il Nord industrializzato e "europeista" (Slovenia e Croazia) e il Sud più povero e rurale. Le repubbliche settentrionali erano stanche di sovvenzionare un governo centrale percepito come inefficiente.

  • La Crisi del Blocco Orientale: Con la caduta del Muro di Berlino, la Jugoslavia perse la sua funzione geopolitica di "cuscinetto" neutrale tra USA e URSS, perdendo così anche i relativi sostegni economici e diplomatici.

3. La complessità del conflitto: Guerra Civile o Internazionale?

La cronaca giustamente parla di una natura "ibrida". È stato un conflitto unico per la sua stratificazione:

  • Scontro tra Città e Campagna: Spesso dimenticato, fu anche uno scontro sociologico. Le élite urbane cosmopolite (si pensi a Sarajevo) furono letteralmente assediate da milizie provenienti dalle aree rurali, dove il nazionalismo e il legame con la terra erano più radicali.

  • Il ruolo della Religione: Cattolici (Croati/Sloveni), Ortodossi (Serbi/Macedoni) e Musulmani (Bosniaci/Albanesi) si trovarono divisi non tanto per fede dogmatica, quanto perché la religione divenne un marcatore identitario per distinguere "noi" da "loro".

Tabella Riassuntiva dei Conflitti Principali

ConflittoPeriodoProtagonisti PrincipaliEsito
Guerra in Slovenia1991Slovenia vs. Jugoslavia (JNA)Indipendenza slovena (rapida)
Guerra in Croazia1991-1995Croazia vs. Serbi di Croazia/SerbiaVittoria croata, espulsione di massa dei serbi
Guerra in Bosnia1992-1995Bosniaci vs. Serbi vs. CroatiAccordi di Dayton, divisione interna del paese
Guerra del Kosovo1998-1999UÇK/NATO vs. SerbiaAmministrazione ONU, poi indipendenza (2008)

Nota Critica: È interessante notare come l'intervento esterno sia stato tardivo e spesso incoerente, riflettendo l'incapacità dell'Europa post-Guerra Fredda di gestire una crisi nel proprio giardino di casa senza la guida degli Stati Uniti.