venerdì 20 febbraio 2026

Storia del Novecento: 1993 A Palermo uccisione di don Giuseppe Puglisi

 



L’arma del quotidiano: Perché la Mafia aveva paura di lui?

A differenza di magistrati o poliziotti, Don Pino non combatteva con mandati di cattura o pistole. Il suo "reato" agli occhi di Cosa Nostra era molto più pericoloso: sottrarre il consenso sociale.

  • L'educazione come libertà: Nel quartiere Brancaccio, Don Pino offriva ai giovani un'alternativa alla strada. Insegnava che la dignità non si ottiene con il sopruso, ma con il lavoro e il rispetto di sé.

  • La "Scomunica" del sorriso: È celebre il suo ultimo momento. Al killer Salvatore Grigoli, che gli puntava la pistola alla nuca, disse semplicemente: "Me l'aspettavo". Un sorriso che, come ammesso dagli stessi carnefici anni dopo, li perseguitò perché privo di odio.

  • La Chiesa in uscita: Fu il primo a portare il Vangelo fuori dalle sagrestie, rendendolo uno strumento di cittadinanza attiva.

Il significato della Beatificazione (25 maggio 2013)

La proclamazione a Beato, avvenuta sotto il pontificato di Papa Francesco, ha una valenza che supera il confine religioso:

  1. Riconoscimento del Martirio: È la prima volta che la Chiesa riconosce ufficialmente che si può morire per mano della mafia in odium fidei (in odio alla fede). La mafia, con i suoi "valori" distorti, è intrinsecamente anti-evangelica.

  2. Unità Sociale: La folla di centomila persone al Foro Italico ha dimostrato che la memoria di Puglisi è diventata patrimonio collettivo, un collante per una Palermo che ha deciso di non abbassare più lo sguardo.

  3. Il messaggio di Papa Francesco: Definendolo "martire", il Papa ha tracciato una linea netta: non può esserci convivenza tra fede cristiana e appartenenza mafiosa.

L'eredità oggi

Oggi Piazza Anita Garibaldi non è solo il luogo di un agguato, ma un santuario della memoria. Il Centro Padre Nostro, da lui fondato, continua a operare a Brancaccio, dimostrando che, nonostante il comando di Grigoli abbia fermato l'uomo, non è riuscito a fermarne l'opera.

"Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto." — Beato Giuseppe Puglisi


giovedì 19 febbraio 2026

Storia del Novecento: 1993 – Attentato dinamitardo di origine mafiosa in via dei Georgofili a Firenze.



1. La Strategia della Tensione Mafiosa (Via dei Georgofili)

L'attentato di Firenze del 27 maggio 1993 segna un salto di qualità (in negativo) nella strategia di Matteo Messina Denaro e dei Corleonesi.

  • Obiettivo Simbolico: Non si colpisce più solo il "nemico" istituzionale (come Falcone o Borsellino), ma il patrimonio culturale e la popolazione civile inerme. L'obiettivo era ricattare lo Stato per attenuare il regime carcerario duro (41-bis).

  • Il Costo Umano: La distruzione della famiglia Nencioni e la morte del giovane Dario Capolicchio restano tra le pagine più dolorose della storia repubblicana, evidenziando la totale assenza di codici d'onore millantati dalla mafia.

2. Il Declino dei Grandi Latitanti (Santapaola e Bagarella)

Gli arresti di Nitto Santapaola (maggio 1993) e Leoluca Bagarella (giugno 1995) rappresentano la risposta muscolare e investigativa dello Stato dopo le stragi del '92.

SoggettoRuolo e Significato dell'ArrestoImpatto Criminale
Nitto SantapaolaCapo della famiglia catanese, l' "anima imprenditoriale" e urbana della mafia.Fine di un'era di convivenza e potere assoluto sulla Sicilia orientale.
Leoluca BagarellaIl braccio armato, cognato di Totò Riina, simbolo dell'ala stragista e irriducibile.Indebolimento definitivo della fazione corleonese e della loro "politica" del sangue.

3. Considerazioni Critiche

Questi tre eventi mostrano una parabola precisa:

  1. L'Attacco: La mafia tenta di piegare la democrazia con il terrore e le bombe al patrimonio artistico.

  2. La Reazione: Lo Stato, attraverso il lavoro della DIA e dei magistrati, reagisce decapitando i vertici.

  3. Il Risultato: Sebbene la mafia non sia scomparsa, la cattura di figure come Bagarella (responsabile di crimini atroci come l'omicidio del piccolo Di Matteo) ha segnato la fine della strategia delle bombe, costringendo Cosa Nostra a una "sommersione" meno visibile ma non per questo meno pericolosa.

Nota: La ferocia di Bagarella e l'esplosione di Firenze rimangono i simboli di un periodo in cui l'Italia ha rischiato di scivolare in un'instabilità democratica permanente, salvata solo dalla fermezza delle istituzioni e dal sacrificio di civili e servitori dello Stato.