giovedì 19 febbraio 2026

Storia del Novecento: 1993 – Attentato dinamitardo di origine mafiosa in via dei Georgofili a Firenze.



1. La Strategia della Tensione Mafiosa (Via dei Georgofili)

L'attentato di Firenze del 27 maggio 1993 segna un salto di qualità (in negativo) nella strategia di Matteo Messina Denaro e dei Corleonesi.

  • Obiettivo Simbolico: Non si colpisce più solo il "nemico" istituzionale (come Falcone o Borsellino), ma il patrimonio culturale e la popolazione civile inerme. L'obiettivo era ricattare lo Stato per attenuare il regime carcerario duro (41-bis).

  • Il Costo Umano: La distruzione della famiglia Nencioni e la morte del giovane Dario Capolicchio restano tra le pagine più dolorose della storia repubblicana, evidenziando la totale assenza di codici d'onore millantati dalla mafia.

2. Il Declino dei Grandi Latitanti (Santapaola e Bagarella)

Gli arresti di Nitto Santapaola (maggio 1993) e Leoluca Bagarella (giugno 1995) rappresentano la risposta muscolare e investigativa dello Stato dopo le stragi del '92.

SoggettoRuolo e Significato dell'ArrestoImpatto Criminale
Nitto SantapaolaCapo della famiglia catanese, l' "anima imprenditoriale" e urbana della mafia.Fine di un'era di convivenza e potere assoluto sulla Sicilia orientale.
Leoluca BagarellaIl braccio armato, cognato di Totò Riina, simbolo dell'ala stragista e irriducibile.Indebolimento definitivo della fazione corleonese e della loro "politica" del sangue.

3. Considerazioni Critiche

Questi tre eventi mostrano una parabola precisa:

  1. L'Attacco: La mafia tenta di piegare la democrazia con il terrore e le bombe al patrimonio artistico.

  2. La Reazione: Lo Stato, attraverso il lavoro della DIA e dei magistrati, reagisce decapitando i vertici.

  3. Il Risultato: Sebbene la mafia non sia scomparsa, la cattura di figure come Bagarella (responsabile di crimini atroci come l'omicidio del piccolo Di Matteo) ha segnato la fine della strategia delle bombe, costringendo Cosa Nostra a una "sommersione" meno visibile ma non per questo meno pericolosa.

Nota: La ferocia di Bagarella e l'esplosione di Firenze rimangono i simboli di un periodo in cui l'Italia ha rischiato di scivolare in un'instabilità democratica permanente, salvata solo dalla fermezza delle istituzioni e dal sacrificio di civili e servitori dello Stato.


mercoledì 18 febbraio 2026

Storia del Novecento: 1992 uccisione dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

 





Il 1992 non è stato solo un anno di cronaca nera, ma un vero e proprio spartiacque nella storia della Repubblica Italiana. Le stragi di Capaci e di via D'Amelio rappresentano l'apice dell'attacco frontale di Cosa Nostra allo Stato, un tentativo violento di fermare l'unico metodo investigativo che stava davvero mettendo in ginocchio i clan.

Ecco una sintesi critica di quegli eventi che hanno cambiato per sempre la coscienza civile del Paese.

23 Maggio 1992: L'inferno a Capaci

Alle 17:57, una carica di 500 chili di tritolo posizionata in un tunnel sotto l'autostrada A29 sventra il tratto che collega l'aeroporto di Punta Raisi a Palermo.

  • Le vittime: Perdono la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo (anche lei magistrato) e tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

  • L’obiettivo politico: Falcone non era solo un simbolo; era la mente dietro il "Metodo Falcone" (seguire il denaro) e l'architetto del Maxiprocesso. La sua morte doveva servire a ristabilire il dominio mafioso sul territorio e "punire" chi aveva osato violare l'impunità delle cosche.

19 Luglio 1992: Il "massacro annunciato" di Via D’Amelio

A soli 57 giorni di distanza, la strategia stragista colpisce ancora. Un'autobomba esplode sotto la casa della madre di Paolo Borsellino.

  • Le vittime: Oltre al procuratore Borsellino, muoiono gli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna della scorta a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

  • La nota critica: La strage di via D'Amelio è circondata da interrogativi inquietanti. Borsellino sapeva di essere nel mirino e lavorava febbrilmente per scoprire la verità su Capaci. Il furto della sua "agenda rossa" subito dopo l'esplosione rimane uno dei misteri più fitti della storia italiana, alimentando l'ipotesi di una trattativa tra pezzi dello Stato e la mafia.

Analisi Critica: L'eredità del 1992

Se l'obiettivo della mafia era il terrore per ottenere il silenzio, l'effetto fu l'esatto opposto.

  1. La reazione civile: Per la prima volta, la società civile siciliana e italiana scese in piazza in massa. Il "lenzuolo bianco" appeso ai balconi divenne il simbolo di un'antimafia popolare che non delegava più solo ai giudici la lotta alla criminalità.

  2. La risposta legislativa: Sotto la spinta dell'indignazione pubblica, lo Stato introdusse leggi d'emergenza fondamentali, come il regime carcerario 41-bis, per isolare i boss e impedire loro di comandare dal carcere.

  3. Il paradosso del martirio: Falcone e Borsellino, spesso ostacolati in vita da colleghi e politici (il cosiddetto "pool dei veleni"), sono diventati icone intoccabili. La loro morte ha dato inizio a una stagione di arresti eccellenti che ha portato, negli anni successivi, alla cattura di capi storici come Totò Riina e Bernardo Provenzano.

"La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine."

Giovanni Falcone