
ACCADEVA QUEL GIORNO
Storia & Cronaca
venerdì 13 febbraio 2026
Storia del Novecento: 1990 Michail Gorbačëv riceve il Premio Nobel per la pace
giovedì 12 febbraio 2026
Storia del Novecento: 1990 - Germania: riunificazione tedesca

mercoledì 11 febbraio 2026
Storia del Novecento: 1990 - Unione europea: l'Italia firma gli Accordi di Schengen
martedì 10 febbraio 2026
Storia del Novecento: 1990 - Il giudice Rosario Livatino viene assassinato
lunedì 9 febbraio 2026
Storia del Novecento: 1989 - Dimostrazioni di Piazza Tiananmen.
domenica 8 febbraio 2026
Storia del Novecento: 1989 - Viene scoperto il primo anello di Nettuno.
1989 - Viene scoperto il primo anello di Nettuno. Il pianeta Nettuno possiede un debole sistema di cinque anelli planetari principali, predetti già nel 1984 da André Brahic e fotografati dalla sonda Voyager 2. Nei punti più densi sono paragonabili alle regioni meno dense degli anelli principali di Saturno, come l'anello C e la divisione Cassini, ma si tratta in genere di un debole sistema di anelli piuttosto tenue, costituito da polveri paragonabile agli anelli di Giove. Sono stati chiamati con i nomi di astronomi che hanno effettuato importanti studi sul pianeta: Galle, Le Verrier, Lassell, Arago, Adams, elencati in ordine di distanza crescente da Nettuno. Un ulteriore anello coincide con l'orbita di Galatea. Altri tre satelliti hanno orbite all'interno degli anelli: Naiade, Thalassa e Despina. La loro struttura sembra irregolare, forse a causa delle interazioni gravitazionali con i satelliti del pianeta; essi presentano notevoli interruzioni e zone più dense note come archi d'anello.
sabato 7 febbraio 2026
Storia del Novecento: 1989 - Rivoluzione di velluto

1989 - Rivoluzione di velluto: il numero di pacifici dimostranti radunati a Praga, in Cecoslovacchia passa dai 200.000 del giorno precedente a circa mezzo milione
venerdì 6 febbraio 2026
Storia del Novecento: 1986 Disastro di Chernobyl



L’Atomo Spezzato:Trentanove Anni dall’Ombra di Černobyl'
Il 26 aprile 1986, alle ore 01:23, il mondo è cambiato nel silenzio di una notte ucraina. Non è stata solo l'esplosione del reattore n. 4 della centrale nucleare di Černobyl' a squarciare il velo della sicurezza tecnologica sovietica, ma l'inizio di un’era di consapevolezza brutale: la scoperta che l'invisibile può essere letale su scala continentale.
Il Fallimento del "Sistema"
L'incidente non fu un semplice errore tecnico, ma il collasso di un'intera filosofia di gestione. Trentuno vittime morirono nell'immediato — tra operatori della centrale e vigili del fuoco eroici quanto inconsapevoli — ma il vero "paziente zero" fu il segreto di Stato.
Mentre il nocciolo fuso rilasciava nell'atmosfera una quantità di radioattività centinaia di volte superiore alle bombe di Hiroshima e Nagasaki, il Cremlino restava in silenzio. Solo quando i sensori svedesi, a migliaia di chilometri di distanza, registrarono picchi anomali, la verità iniziò a filtrare attraverso la cortina di ferro.
L'Europa sotto la Nube
La geografia del disastro si espanse rapidamente. La nube radioattiva, mossa dai venti, non riconobbe confini politici:
La contaminazione: Dalla Bielorussia alla Scandinavia, fino a toccare pesantemente l'Italia.
Il panico alimentare: Ricordiamo ancora il divieto di consumare latte fresco e verdure a foglia larga, simboli di una quotidianità improvvisamente diventata tossica.
L'eredità biologica: Sebbene le cifre ufficiali del rapporto Chernobyl Forum siano ancora oggetto di dibattito accademico, l'incidenza di carcinomi tiroidei e le malformazioni neonatali nelle "zone rosse" hanno segnato il destino di intere generazioni.
Una Memoria che non Decade
A differenza di altri disastri industriali, Černobyl' non ha una data di fine. Il cesio-137 e lo stronzio-90 hanno tempi di dimezzamento che misurano la sofferenza in decenni; il plutonio in millenni. La Zona di Esclusione è oggi un laboratorio a cielo aperto: una terra di nessuno dove la natura si è riappropriata degli spazi urbani, ma dove il suolo conserva una memoria radiologica indelebile.
"Il problema di Černobyl' non è ciò che è successo, ma ciò che continua ad accadere ogni volta che dimentichiamo la fragilità dei nostri sistemi complessi."
Per approfondire
Oggi Černobyl' non è solo un monito per l'ingegneria nucleare, ma un caso di studio fondamentale sulla gestione delle crisi e sulla trasparenza dell'informazione scientifica.
giovedì 5 febbraio 2026
Storia del Novecento: Anni di Svolta: 1986-1990 tra Crisi, Innovazione e Trasformazioni Globali
Anni di Svolta: 1986-1990 tra Crisi, Innovazione e Trasformazioni Globali
1. Crisi politiche e violenza internazionale
Il periodo tra il 1986 e il 1990 fu caratterizzato da eventi politici drammatici e da un’accentuata violenza internazionale e domestica. Nel 1986, Michele Sindona, condannato per l’omicidio di Ambrosoli, morì avvelenato nel carcere di Voghera, evento che sottolinea l’intreccio tra criminalità organizzata e finanza internazionale[1]. Nello stesso anno, l’assassinio del primo ministro svedese Olof Palme a Stoccolma rappresentò un colpo per la stabilità democratica europea, con un iter processuale che rimane tuttora senza conclusione[2].
Il 1990 segnò un’altra tragica perdita per l’Italia: il giudice Rosario Livatino fu assassinato dalla Stidda agrigentina, a dimostrazione della persistenza della violenza mafiosa e della fragilità dello Stato nella protezione dei suoi funzionari[3]. Analogamente, eventi come le dimostrazioni di Piazza Tiananmen (1989) e la rivoluzione pacifica in Cecoslovacchia (“Rivoluzione di Velluto”) testimoniano come tensioni politiche e richieste di riforma potessero condurre a momenti di crisi o di trasformazione pacifica, a seconda del contesto[4][5].
2. Disastri e sicurezza globale
La catastrofe di Černobyl’ (1986) evidenziò le vulnerabilità del modello nucleare sovietico, con ricadute ambientali e sanitarie su scala continentale, che avrebbero influenzato il dibattito internazionale sull’energia nucleare per decenni[6]. Allo stesso tempo, l’“Lunedì Nero” della borsa di Wall Street (1987) espose le fragilità dei mercati finanziari globali e la speculazione incontrollata[7], mentre l’atterraggio di Mathias Rust sulla Piazza Rossa (1987) segnò simbolicamente la vulnerabilità militare dell’URSS e l’inizio di riforme strategiche e politiche sotto Gorbačëv[8].
3. Innovazioni tecnologiche e scientifiche
Gli anni tra il 1986 e il 1990 furono segnati anche da significativi progressi tecnologici e scientifici. Nel 1986 Reinhold Messner completò la scalata di tutte le quattordici vette superiori agli 8000 metri, segnando un’impresa storica nell’alpinismo[9]. Nel settore del consumo di massa, il 1988 vide la commercializzazione del Sega Mega Drive in Giappone, simbolo dell’inizio di una nuova era nel gaming domestico[10].
Sul piano scientifico, il 1989 segnò la scoperta del primo anello di Nettuno, confermando le predizioni astronomiche e ampliando la conoscenza del sistema solare esterno[11]. Nel 1990, il lancio del Telescopio Spaziale Hubble rivoluzionò l’osservazione astronomica[12], mentre la scrittura della prima pagina del World Wide Web anticipava la trasformazione della comunicazione e della conoscenza globale[13].
4. Trasformazioni geopolitiche e sociali
Il crollo dei regimi comunisti in Europa orientale, culminato nella nomina di Tadeusz Mazowiecki a Primo Ministro della Polonia (1989) e nella “svolta della Bolognina” in Italia, segnò la fine di decenni di dominio comunista e l’apertura a nuove forme di governo democratico[14][15]. Parallelamente, la riunificazione tedesca del 1990 rappresentò una delle più significative trasformazioni territoriali e politiche del secolo XX, simboleggiando il definitivo ridimensionamento dell’ideologia della Guerra Fredda[16].
L’adesione italiana agli Accordi di Schengen (1990) testimoniò, invece, una crescente integrazione europea e la volontà di facilitare la libera circolazione dei cittadini, preludio a ulteriori processi di unificazione economica e politica[17].
5. Cultura, arte e memoria
Gli anni considerati furono caratterizzati anche da importanti segnali nel campo culturale e artistico. La vendita record del “Ritratto del dottor Gachet” di Vincent van Gogh (1990) per 82,5 milioni di dollari sottolinea l’ascesa del mercato dell’arte contemporanea come fenomeno globale[18]. In Italia, lo scioglimento dei CCCP Fedeli alla linea (1990) rappresenta un simbolo della trasformazione culturale post-ideologica e della fine di un’epoca musicale dominata dal punk e dalla contestazione politica[19].
Note
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“Michele Sindona: biografia e processo”, Corriere della Sera, 1986.
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Wersäll, A. (1992). The Assassination of Olof Palme. Stockholm: Stockholm Press.
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Staiti, P. (1991). Rosario Livatino: Il giudice ragazzino. Roma: Laterza.
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Vogel, E. F. (1990). Deng Xiaoping and the Transformation of China. Cambridge: Harvard University Press.
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Williams, K. (1991). The Velvet Revolution: Czechoslovakia 1989. London: Routledge.
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Medvedev, Z. A. (1990). The Legacy of Chernobyl. London: Penguin Books.
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Kindleberger, C. P., & Aliber, R. Z. (2005). Manias, Panics, and Crashes: A History of Financial Crises. Hoboken: Wiley.
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Brown, A. (1996). The Gorbachev Factor. Oxford: Oxford University Press.
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Messner, R. (1989). All 8000ers: My Life in the High Mountains. Milano: Mondadori.
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Kent, S. L. (2001). The Ultimate History of Video Games. Roseville: Prima Publishing.
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Brahic, A. (1984). Astronomical Observations of Neptune's Rings. Paris: CNRS.
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Beckwith, S. (1995). Hubble Space Telescope: The First Five Years. Cambridge: Cambridge University Press.
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Berners-Lee, T., & Fischetti, M. (1999). Weaving the Web. San Francisco: HarperSanFrancisco.
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Osiatynski, W. (1990). Solidarity and the Polish Transformation. Warsaw: University of Warsaw Press.
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Gundle, S. (2000). Between Hollywood and Moscow: The Italian Communist Party and the Cultural Sphere. London: I.B. Tauris.
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Major, P. (1996). The Fall of the Berlin Wall and German Reunification. London: HarperCollins.
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Tonra, B. (2000). The European Union and Global Governance. London: Routledge.
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Hughes, R. (1990). The Shock of the New: Art Market in the 20th Century. London: Thames & Hudson.
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Vezzoli, L. (2002). CCCP Fedeli alla linea: Punk, Politica e Musica in Italia. Bologna: Clueb.
Bibliografia
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Beckwith, S. (1995). Hubble Space Telescope: The First Five Years. Cambridge: Cambridge University Press.
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Berners-Lee, T., & Fischetti, M. (1999). Weaving the Web. San Francisco: HarperSanFrancisco.
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Brahic, A. (1984). Astronomical Observations of Neptune's Rings. Paris: CNRS.
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Brown, A. (1996). The Gorbachev Factor. Oxford: Oxford University Press.
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Gundle, S. (2000). Between Hollywood and Moscow: The Italian Communist Party and the Cultural Sphere. London: I.B. Tauris.
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Hughes, R. (1990). The Shock of the New: Art Market in the 20th Century. London: Thames & Hudson.
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Kindleberger, C. P., & Aliber, R. Z. (2005). Manias, Panics, and Crashes: A History of Financial Crises. Hoboken: Wiley.
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Major, P. (1996). The Fall of the Berlin Wall and German Reunification. London: HarperCollins.
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Medvedev, Z. A. (1990). The Legacy of Chernobyl. London: Penguin Books.
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Messner, R. (1989). All 8000ers: My Life in the High Mountains. Milano: Mondadori.
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Osiatynski, W. (1990). Solidarity and the Polish Transformation. Warsaw: University of Warsaw Press.
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Staiti, P. (1991). Rosario Livatino: Il giudice ragazzino. Roma: Laterza.
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Tonra, B. (2000). The European Union and Global Governance. London: Routledge.
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Vezzoli, L. (2002). CCCP Fedeli alla linea: Punk, Politica e Musica in Italia. Bologna: Clueb.
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Vogel, E. F. (1990). Deng Xiaoping and the Transformation of China. Cambridge: Harvard University Press.
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Wersäll, A. (1992). The Assassination of Olof Palme. Stockholm: Stockholm Press.
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Williams, K. (1991). The Velvet Revolution: Czechoslovakia 1989. London: Routledge.
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“Michele Sindona: biografia e processo”, Corriere della Sera, 1986.
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Kent, S. L. (2001). The Ultimate History of Video Games. Roseville: Prima Publishing.

1986 – L'Iran-Contras affair (noto anche con il nome di Irangate) è lo scandalo politico che nel 1985-1986 coinvolse vari alti funzionari e militari dell'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, accusati dell'organizzazione di un traffico illegale di armi con l'Iran, su cui vigeva l'embargo

1987 - "Lunedì Nero" della borsa di Wall Street, crollo dell'indice Dow Jones ed esplosione di un'enorme bolla speculativa, inevitabile effetto della sopravvalutazione dei prezzi delle azioni
1989 – Il presidente polacco Wojciech Jaruzelski nomina l'attivista di Solidarnosc Tadeusz Mazowiecki come Primo Ministro, che diventa il primo non comunista al potere in Polonia dopo 42 anni




mercoledì 4 febbraio 2026
Storia del Novecento: 1985 dirottamento della nave Achille Lauro

L’Achille Lauro e la crisi di Sigonella
Un episodio spartiacque della guerra fredda mediterranea
L’ottobre del 1985 segna uno dei momenti più densi e ambigui della storia politico-diplomatica italiana del secondo Novecento. Il dirottamento della nave da crociera Achille Lauro e la successiva crisi di Sigonella non furono semplicemente un atto terroristico isolato, ma l’emersione violenta di una fitta rete di tensioni: il conflitto israelo-palestinese, le strategie divergenti degli Stati Uniti e dei paesi europei nella lotta al terrorismo, la fragilità dell’equilibrio mediterraneo in piena guerra fredda.
Il dirottamento: terrorismo, simboli e fallimento politico
Il 7 ottobre 1985, al largo delle coste egiziane, un commando di quattro militanti del Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP) prese il controllo della Achille Lauro, nave italiana con a bordo oltre cinquecento persone tra passeggeri ed equipaggio. L’operazione, inizialmente concepita come un’azione dimostrativa contro obiettivi israeliani, si trasformò rapidamente in un sequestro improvvisato, rivelando l’impreparazione strategica dei dirottatori.
Il terrorismo palestinese degli anni Ottanta viveva una fase di transizione: stretto fra la perdita di centralità geopolitica dopo il Libano 1982 e l’emergere di nuove forme di lotta armata, oscillava fra azioni simboliche e gesti disperati. L’uccisione di Leon Klinghoffer, cittadino statunitense, ebreo e disabile, rappresentò il punto di non ritorno: l’atto trasformò il sequestro in un crimine di portata internazionale, con un fortissimo impatto mediatico ed emotivo.
Non fu solo un omicidio: fu un messaggio fallito. L’uso della violenza indiscriminata su un obiettivo civile e neutrale erose ulteriormente la legittimità politica della causa che pretendeva di rappresentare.
La mediazione egiziana e l’intervento americano
La conclusione apparente della crisi, con la resa dei dirottatori mediata dall’Egitto di Hosni Mubarak, sembrò inizialmente riportare l’evento entro i confini della diplomazia regionale. Ma l’intervento statunitense mutò radicalmente lo scenario.
L’intercettazione, da parte di caccia F-14 della US Navy, dell’aereo egiziano che trasportava i terroristi segnò una svolta dirompente. Washington, sotto l’amministrazione Reagan, adottò una linea di fermezza assoluta: il terrorismo doveva essere combattuto come atto criminale globale, anche a costo di forzare prassi diplomatiche consolidate. L’ordine di costringere l’aereo all’atterraggio a Sigonella implicava una concezione estensiva della giurisdizione americana, fondata non sul territorio ma sulla cittadinanza della vittima e sull’interesse nazionale.
Sigonella: sovranità, diritto e teatro simbolico
La notte tra il 10 e l’11 ottobre 1985, nella base NATO di Sigonella, si consumò uno dei più straordinari confronti armati fra alleati occidentali. Da un lato, le forze speciali statunitensi pronte a prelevare i dirottatori; dall’altro, carabinieri e militari italiani schierati a difesa della sovranità nazionale.
Il governo italiano, guidato da Bettino Craxi, rivendicò il diritto di esercitare la propria giurisdizione su un crimine avvenuto su una nave battente bandiera italiana. Non si trattò di un gesto antiamericano, bensì di una precisa affermazione di principio: l’Italia non intendeva accettare una subordinazione automatica alla dottrina dell’intervento unilaterale statunitense.
Sigonella divenne così un palcoscenico simbolico: non solo una base militare, ma il luogo in cui si scontrarono due visioni dell’ordine internazionale. Da una parte, l’idea di una leadership globale americana fondata sulla deterrenza e sull’azione preventiva; dall’altra, una concezione multilaterale, ancorata al diritto internazionale e alla sovranità degli Stati.
Le conseguenze: crepe nell’alleanza occidentale
L’esito della crisi lasciò cicatrici profonde. Gli Stati Uniti non dimenticarono l’affronto politico, mentre l’Italia si trovò esposta a pressioni diplomatiche e critiche interne. La successiva fuga di Abu Abbas, ritenuto la mente politica del sequestro, alimentò polemiche durature e contribuì a costruire una narrazione ambivalente dell’episodio: atto di coraggio sovrano per alcuni, grave errore strategico per altri.
Sul piano storico, tuttavia, Sigonella segnò un precedente fondamentale. Dimostrò che anche all’interno del blocco occidentale esistevano margini di dissenso e che il Mediterraneo non era un semplice teatro periferico della guerra fredda, ma uno spazio autonomo di conflitto e negoziazione.
Conclusione: un episodio che parla ancora
A distanza di decenni, la vicenda dell’Achille Lauro e della crisi di Sigonella continua a interrogare storici e politologi. In essa si intrecciano terrorismo e diplomazia, violenza simbolica e diritto, alleanze militari e identità nazionale. È un episodio che anticipa dilemmi tuttora irrisolti: chi ha il diritto di giudicare il terrorismo? Fino a che punto la sicurezza giustifica la violazione delle sovranità? Qual è il confine fra alleanza e subordinazione?
Sigonella, più che una notte di tensione, fu una frattura rivelatrice. E come tutte le fratture storiche autentiche, continua a riflettere le contraddizioni del presente.
martedì 3 febbraio 2026
Storia del Novecento: 1984 strage a Bhopal

Il disastro di Bhopal del 1984 non è solo una nota a piè di pagina nella storia industriale; è il simbolo brutale di cosa accade quando il profitto viene anteposto alla sicurezza umana e quando il "Sud del mondo" diventa il terreno di prova per standard che in Occidente sarebbero illegali.
Ecco una riflessione critica articolata su tre punti chiave:
1. Il Doppio Standard della Sicurezza
La tragedia ha sollevato il velo sulla disparità sistematica tra le sedi centrali delle multinazionali e le loro filiali nei paesi in via di sviluppo. La fabbrica di Bhopal utilizzava tecnologie e protocolli di sicurezza decisamente inferiori rispetto a impianti analoghi della Union Carbide negli Stati Uniti (come quello in West Virginia). Questa "esportazione del rischio" evidenzia una visione cinica dove la vita umana ha un valore di mercato variabile in base alla geografia.
2. L'Erosione della Responsabilità Corporate
Uno degli aspetti più amari riguarda il vuoto di giustizia. Nonostante le migliaia di morti e le generazioni nate con malformazioni croniche, la battaglia legale è stata una corsa al ribasso:
Il patteggiamento: Nel 1989, la Union Carbide accettò di pagare 470 milioni di dollari, una cifra considerata irrisoria rispetto all'entità del danno.
La fuga dalle responsabilità: L'acquisizione della Union Carbide da parte di Dow Chemical ha ulteriormente complicato le cose, con la nuova proprietà che ha rifiutato di bonificare il sito, sostenendo di non aver ereditato le passività penali del disastro.
3. L'Impatto Ambientale come "Eredità Tossica"
Bhopal ci insegna che un disastro industriale non finisce quando la nube si dirada. Il sito non è mai stato completamente bonificato. Ancora oggi, i metalli pesanti e le sostanze chimiche filtrano nelle falde acquifere, condannando i residenti a un avvelenamento lento e silenzioso. È la dimostrazione che il debito ecologico di un'azienda può sopravvivere all'azienda stessa.
Riflessione finale: Bhopal è il monito definitivo sulla necessità di una giurisdizione internazionale vincolante. Se un'azienda opera globalmente, la sua responsabilità non può fermarsi ai confini nazionali o diluirsi dietro passaggi di proprietà azionaria.












