

L’arma del quotidiano: Perché la Mafia aveva paura di lui?
A differenza di magistrati o poliziotti, Don Pino non combatteva con mandati di cattura o pistole. Il suo "reato" agli occhi di Cosa Nostra era molto più pericoloso: sottrarre il consenso sociale.
L'educazione come libertà: Nel quartiere Brancaccio, Don Pino offriva ai giovani un'alternativa alla strada. Insegnava che la dignità non si ottiene con il sopruso, ma con il lavoro e il rispetto di sé.
La "Scomunica" del sorriso: È celebre il suo ultimo momento. Al killer Salvatore Grigoli, che gli puntava la pistola alla nuca, disse semplicemente: "Me l'aspettavo". Un sorriso che, come ammesso dagli stessi carnefici anni dopo, li perseguitò perché privo di odio.
La Chiesa in uscita: Fu il primo a portare il Vangelo fuori dalle sagrestie, rendendolo uno strumento di cittadinanza attiva.
Il significato della Beatificazione (25 maggio 2013)
La proclamazione a Beato, avvenuta sotto il pontificato di Papa Francesco, ha una valenza che supera il confine religioso:
Riconoscimento del Martirio: È la prima volta che la Chiesa riconosce ufficialmente che si può morire per mano della mafia in odium fidei (in odio alla fede). La mafia, con i suoi "valori" distorti, è intrinsecamente anti-evangelica.
Unità Sociale: La folla di centomila persone al Foro Italico ha dimostrato che la memoria di Puglisi è diventata patrimonio collettivo, un collante per una Palermo che ha deciso di non abbassare più lo sguardo.
Il messaggio di Papa Francesco: Definendolo "martire", il Papa ha tracciato una linea netta: non può esserci convivenza tra fede cristiana e appartenenza mafiosa.
L'eredità oggi
Oggi Piazza Anita Garibaldi non è solo il luogo di un agguato, ma un santuario della memoria. Il Centro Padre Nostro, da lui fondato, continua a operare a Brancaccio, dimostrando che, nonostante il comando di Grigoli abbia fermato l'uomo, non è riuscito a fermarne l'opera.
"Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto." — Beato Giuseppe Puglisi