martedì 3 febbraio 2026

Storia del Novecento: 1984 strage a Bhopal

1984 - Da una fabbrica di pesticidi di proprietà della multinazionale americana Union Carbide si sviluppò una nube di isocianato di metile, che si espanse su una zona densamente popolata dell'India, nella città di Bhopal. I morti sul momento furono circa 3000, ma il bilancio sale oltre i 15000 se si contano coloro che morirono nel periodo seguente per le conseguenze dell'intossicazione.

Il disastro di Bhopal del 1984 non è solo una nota a piè di pagina nella storia industriale; è il simbolo brutale di cosa accade quando il profitto viene anteposto alla sicurezza umana e quando il "Sud del mondo" diventa il terreno di prova per standard che in Occidente sarebbero illegali.

Ecco una riflessione critica articolata su tre punti chiave:

1. Il Doppio Standard della Sicurezza

La tragedia ha sollevato il velo sulla disparità sistematica tra le sedi centrali delle multinazionali e le loro filiali nei paesi in via di sviluppo. La fabbrica di Bhopal utilizzava tecnologie e protocolli di sicurezza decisamente inferiori rispetto a impianti analoghi della Union Carbide negli Stati Uniti (come quello in West Virginia). Questa "esportazione del rischio" evidenzia una visione cinica dove la vita umana ha un valore di mercato variabile in base alla geografia.

2. L'Erosione della Responsabilità Corporate

Uno degli aspetti più amari riguarda il vuoto di giustizia. Nonostante le migliaia di morti e le generazioni nate con malformazioni croniche, la battaglia legale è stata una corsa al ribasso:

  • Il patteggiamento: Nel 1989, la Union Carbide accettò di pagare 470 milioni di dollari, una cifra considerata irrisoria rispetto all'entità del danno.

  • La fuga dalle responsabilità: L'acquisizione della Union Carbide da parte di Dow Chemical ha ulteriormente complicato le cose, con la nuova proprietà che ha rifiutato di bonificare il sito, sostenendo di non aver ereditato le passività penali del disastro.

3. L'Impatto Ambientale come "Eredità Tossica"

Bhopal ci insegna che un disastro industriale non finisce quando la nube si dirada. Il sito non è mai stato completamente bonificato. Ancora oggi, i metalli pesanti e le sostanze chimiche filtrano nelle falde acquifere, condannando i residenti a un avvelenamento lento e silenzioso. È la dimostrazione che il debito ecologico di un'azienda può sopravvivere all'azienda stessa.

Riflessione finale: Bhopal è il monito definitivo sulla necessità di una giurisdizione internazionale vincolante. Se un'azienda opera globalmente, la sua responsabilità non può fermarsi ai confini nazionali o diluirsi dietro passaggi di proprietà azionaria.


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