Rivoluzione russa del 1917: genesi, sviluppo e conseguenze di un evento fondativo del Novecento

La Rivoluzione russa del 1917 rappresenta uno degli snodi storici fondamentali del XX secolo, un evento sociopolitico di portata globale che portò al crollo dell’Impero zarista, alla nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e, nel 1922, alla costituzione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Essa fu il primo tentativo storico di applicazione concreta delle teorie sociali ed economiche elaborate da Karl Marx e Friedrich Engels, segnando l’avvio di una nuova fase della storia mondiale, caratterizzata dal confronto ideologico tra capitalismo e socialismo.
Lungi dall’essere un evento improvviso, la rivoluzione maturò all’interno di un contesto di profonda crisi strutturale, aggravata dalla Prima guerra mondiale, dall’arretratezza economica e dalla rigidità del sistema autocratico zarista.
La Russia alla vigilia del 1917: guerra, crisi e disgregazione dello Stato

All’inizio del 1917, l’Impero russo combatteva da tre anni nella Prima guerra mondiale come membro della Triplice Intesa. Il conflitto aveva avuto effetti devastanti: le perdite militari superavano i sei milioni tra morti, feriti e prigionieri. A fronte di alcune temporanee vittorie sul fronte austro-ungarico, la Russia aveva subito gravi sconfitte strategiche, perdendo il controllo della Polonia, di ampie porzioni dei Paesi Baltici e dell’Ucraina, con il risultato di vedere il fronte bellico arretrare all’interno dei confini imperiali.
Sul piano interno, la guerra accelerò il collasso del sistema economico e sociale: inflazione, carestie, disorganizzazione dei trasporti, scioperi e rivolte urbane colpirono in modo particolare operai e contadini. Il regime zarista, ancorato al principio dell’autocrazia, si dimostrò incapace di comprendere e governare una società in rapido mutamento. La corte di Nicola II, isolata e delegittimata, perse progressivamente il sostegno non solo delle masse popolari, ma anche di settori conservatori dell’aristocrazia e della borghesia, ormai convinti che l’abdicazione dello zar fosse l’unica via per preservare il controllo dello Stato.
La Rivoluzione di Febbraio: la fine dell’autocrazia zarista

Nel febbraio del 1917 (secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia), Petrogradò divenne l’epicentro della rivolta. Scioperi per il pane, manifestazioni spontanee e ammutinamenti militari si fusero in un movimento insurrezionale che travolse il potere imperiale. Il 2 marzo 1917, la Duma e il Soviet dei deputati operai e soldati raggiunsero un accordo che sancì la deposizione dello zar Nicola II.
Si formò un Governo Provvisorio, inizialmente presieduto dal principe Georgij Evgen’evič L’vov, composto da esponenti dei cadetti, dei menscevichi e dei socialisti rivoluzionari. Nicola II fu costretto ad abdicare e, insieme alla sua famiglia, venne posto agli arresti. Formalmente, l’autocrazia era finita; nella pratica, però, il potere risultava frammentato.
Il “doppio potere”: Governo Provvisorio e Soviet

Uno degli elementi più caratteristici della fase post-zarista fu la nascita di una situazione di “doppio potere”. Da un lato, il Governo Provvisorio, espressione delle élite liberali e riformiste, che mirava a instaurare una democrazia parlamentare e a proseguire la guerra al fianco degli Alleati. Dall’altro, i Soviet, consigli di operai e soldati eletti, nei quali progressivamente acquisirono peso crescente i bolscevichi.
Questa dualità rifletteva una frattura profonda: mentre il Governo Provvisorio incarnava una rivoluzione di tipo borghese, i Soviet esprimevano istanze radicali, pacifiste e socialiste. Intanto, in tutto il Paese si diffondeva un crescente disfattismo nazionale, sintomo della stanchezza verso una guerra percepita come inutile e distruttiva.
Lenin e la strategia rivoluzionaria: dalle Tesi di Aprile all’Ottobre

Il ritorno in Russia di Vladimir Il’ič Lenin, leader dei bolscevichi, segnò una svolta decisiva. Lenin sostenne apertamente la necessità di trasformare la rivoluzione borghese di febbraio in una Rivoluzione proletaria, guidata dai Soviet. Le sue celebri Tesi di Aprile invocavano “pace, pane e terra” e il trasferimento di tutto il potere ai consigli.
Nel corso del 1917, l’incapacità del Governo Provvisorio di risolvere la crisi economica, di redistribuire la terra e di porre fine alla guerra ne erose ulteriormente la legittimità. Nell’ottobre 1917, i bolscevichi passarono all’azione: occuparono i punti nevralgici di Pietrogrado, rovesciarono il Governo Provvisorio e instaurarono un nuovo potere rivoluzionario.
La Rivoluzione d’Ottobre e la nascita dello Stato sovietico

La Rivoluzione d’Ottobre sancì la vittoria dei bolscevichi e la nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, governata dal Consiglio dei commissari del popolo, presieduto da Lenin. Questo evento segnò l’avvio di un processo rivoluzionario che intendeva riorganizzare radicalmente lo Stato, l’economia e la società secondo i principi del socialismo scientifico.
Guerra civile russa (1917-1921): violenza, mobilitazione e Terrore rosso

Tra il 1917 e il 1921, la Russia fu devastata da una sanguinosa guerra civile che contrappose l’Armata Rossa, guidata dai bolscevichi, all’Armata Bianca, composta da forze controrivoluzionarie, monarchiche e interventisti stranieri. Il conflitto assunse rapidamente una dimensione totale, coinvolgendo intere popolazioni civili.
Nel 1918, Lenin fu gravemente ferito in un attentato, mentre Moisei Uritskij, capo della Čeka di Pietrogrado, venne ucciso. L’attentatrice, Fanny Kaplan, fornì il pretesto per l’emanazione del decreto che istituì il Terrore rosso: una campagna sistematica di arresti di massa, deportazioni ed esecuzioni diretta contro presunti controrivoluzionari.
Secondo le stime degli storici, tra il 1918 e il 1923 furono eseguite oltre 250.000 condanne a morte, in larga parte a danno dei contadini, ai quali si aggiunge l’uccisione o la deportazione di circa mezzo milione di cosacchi. Il Terrore rosso divenne uno strumento strutturale di consolidamento del potere bolscevico.
Dalla vittoria bolscevica alla nascita dell’URSS

La vittoria dell’Armata Rossa nella guerra civile consentì ai bolscevichi di stabilizzare il nuovo Stato. Nel 1922, la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa si unì ad altre repubbliche socialiste dando vita all’Unione Sovietica, una nuova entità statale destinata a esercitare un’influenza determinante sugli equilibri politici, economici e ideologici del Novecento.
Conclusione: la Rivoluzione russa come evento fondativo del secolo breve

La Rivoluzione russa del 1917 non fu soltanto il crollo di un impero e la nascita di un nuovo Stato, ma un evento che ridefinì i concetti di potere, sovranità, classe e ideologia. Le sue conseguenze si riverberarono ben oltre i confini russi, influenzando movimenti politici, rivoluzioni e conflitti per tutto il XX secolo. Comprenderne la genesi, lo sviluppo e le contraddizioni significa comprendere una parte essenziale della storia contemporanea globale.
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