domenica 25 gennaio 2026

Storia del Novecento: 1978 sequestro e l’uccisione di Aldo Moro

Il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro (16 marzo – 9 maggio 1978)

Lo Stato sotto Assedio
Aldo Moro e l'Eclissi della Democrazia Consociativa

Il sequestro di Aldo Moro rappresenta l'apice e, paradossalmente, l'inizio della fine della "strategia della tensione" e del terrorismo politico in Italia. L'evento va analizzato non solo come un atto di guerriglia urbana delle Brigate Rosse, ma come il momento in cui la dialettica tra sovranità nazionale e vincoli internazionali è implosa nel sangue.

1. Il Compromesso Storico: Una Minaccia all'Equilibrio di Jalta

La figura di Moro, architetto della "terza fase" (il coinvolgimento del PCI nell'area di governo), incarnava una minaccia per lo status quo bipolare.

  • L'ambiguità geopolitica: Il tentativo di Moro di "normalizzare" il Partito Comunista di Berlinguer era visto con sospetto sia da Washington (che temeva un indebolimento del fianco sud della NATO) sia da Mosca (che temeva un comunismo occidentale autonomo e democratico).

  • L'agguato di Via Fani: La precisione chirurgica dell'attacco del 16 marzo non fu solo un successo logistico delle BR, ma il segnale della vulnerabilità di un'intera classe dirigente.

2. La Prigionia e il "Corpo del Presidente"

I 55 giorni di Via Montalcini hanno trasformato Moro da leader politico a simbolo sacrificale.

  • Il dibattito sulla "fermezza": La divisione tra il partito della fermezza (DC, PRI, PCI) e il partito della trattativa (PSI) ha rivelato una frattura etica profonda. La fermezza, pur volta a preservare la dignità delle istituzioni, ha finito per condannare a morte l'uomo che quelle istituzioni aveva contribuito a fondare.

  • Le Lettere dalla Prigionia: La scrittura di Moro durante il sequestro è un corpo testuale di straordinaria complessità. Inizialmente liquidate come frutto di una "mente plagiata", le lettere appaiono oggi come un lucido tentativo di mediazione politica estrema, un ultimo sforzo di "moroteismo" applicato alla propria sopravvivenza.

3. Il Memoriale e il Fantasma dello Stato

Il ritrovamento del corpo in Via Caetani, simbolicamente a metà strada tra le sedi di DC e PCI, segnò la fine simbolica del Compromesso Storico.

Analisi Critica: L'assassinio di Moro non fu solo un parricidio simbolico compiuto dai brigatisti, ma la dimostrazione dell'incapacità dello Stato di proteggere e riassorbire la propria eccellenza politica. La successiva scoperta del Memoriale di Moro nei covi di Via Monte Nevoso ha alimentato per decenni sospetti su "omissioni" degli apparati di sicurezza (Gladio, servizi deviati), trasformando il caso in un mistero insolubile che ha minato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

4. Impatto Sistemico: Tabella di Sintesi

AmbitoEffetto Post-1978Conseguenza a Lungo Termine
PoliticoFine della prospettiva del Compromesso Storico.Nascita del "Pentapartito" e isolamento del PCI.
IstituzionaleRafforzamento dei poteri speciali e leggi emergenziali.Erosione delle garanzie procedurali in funzione anti-terrorismo.
SocialeChiusura della stagione dei movimenti e "riflusso" nel privato.Disimpegno politico e crisi dei grandi partiti di massa.

Conclusioni: L'Eredità di un Vuoto

In conclusione, il Caso Moro è il "buco nero" della storia repubblicana. Ha sancito la fine della capacità creativa della DC e ha costretto l'Italia a una transizione infinita, mai del tutto compiuta. Lo Stato ha vinto la battaglia contro le BR, ma ha perso la capacità di autoriformarsi attraverso il pensiero del suo uomo più rappresentativo, scivolando verso quella crisi di sistema che sarebbe esplosa definitivamente con Tangentopoli.


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