
I Fratelli Marx:
Anarchia comica e sovversione delle convenzioni borghesi
Introduzione: Il riconoscimento del 1977 e la canonizzazione dell'anarchia
L'introduzione dei Fratelli Marx nella Motion Picture Hall of Fame nel 1977 rappresenta un paradosso emblematico: l'istituzionalizzazione di ciò che per eccellenza si è configurato come anti-istituzionale. Nel momento stesso in cui il cinema americano celebrava ufficialmente questi cinque fratelli di origine ebraica – Leonard (Chico), Adolph Arthur (Harpo), Julius Henry (Groucho), Milton (Gummo) e Herbert (Zeppo) – riconosceva implicitamente la legittimità artistica della sovversione, dell'anarchia comica e della critica feroce alle convenzioni sociali che avevano costituito il nucleo della loro poetica. Il riconoscimento arrivava peraltro in un anno simbolicamente denso: il 1977 vedeva la morte di Groucho (19 agosto) e di Gummo (21 aprile), sancendo la fine biologica di un'esperienza artistica che aveva ridefinito i confini del comico cinematografico americano.
Questo saggio si propone di analizzare la specificità dell'umorismo marxiano, la sua funzione critico-sociale, le modalità attraverso cui si è articolata la loro estetica anarchica e surreale, e infine il loro lascito nella storia del cinema e della cultura popolare americana.
Dalle origini al vaudeville: la formazione di un linguaggio comico
I Fratelli Marx provengono dal contesto del vaudeville, quella forma di intrattenimento popolare americano che tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento costituiva il principale circuito di spettacolo dal vivo. La loro origine ebraica e l'appartenenza a un ambiente sociale modesto forniscono coordinate essenziali per comprendere la natura della loro comicità. L'ebraismo ashkenazita portava con sé una tradizione umoristica basata sull'autoironia, sul rovesciamento dei rapporti di potere attraverso l'astuzia verbale, sulla capacità di sopravvivere alle avversità attraverso il riso. Questi elementi culturali si innestano nell'esperienza dell'immigrazione e della mobilità sociale americana, generando una forma comica che è al tempo stesso integrazione e critica, celebrazione e demolizione del sogno americano.
Nel vaudeville i Marx affinarono gradualmente le loro maschere sceniche: Groucho con i suoi baffi dipinti, il sigaro perenne, l'andatura gobba e la parlantina sarcastica; Harpo muto, con la parrucca ricciuta, il cappello a cilindro e l'arpa (strumento paradossalmente lirico nelle mani di un clown anarchico); Chico con l'accento italiano finto e il suo pianoforte; Zeppo come giovane galante (ruolo che abbandonerà proprio per la sua scarsa caratterizzazione comica); Gummo, ritiratosi precocemente. Queste maschere non erano semplici personaggi ma veri e propri dispositivi retorici, macchine da guerra semiotiche contro la normalità borghese.
La struttura dell'umorismo marxiano: anarchia, surrealismo, decostruzione
L'umorismo dei Fratelli Marx si configura come radicalmente anarchico e surreale, due categorie che meritano un'analisi articolata.
Anarchia linguistica e sociale
La comicità marxiana opera una sistematica demolizione di tutte le gerarchie: sociali, linguistiche, logiche. I loro film sono popolati da personaggi dell'alta società – matrone ricche, diplomatici, professori universitari, gestori d'albergo, medici – che vengono sistematicamente ridicolizzati, sbugiardati, umiliati. Groucho, in particolare, incarna questa funzione demistificatoria: il suo eloquio torrenziale mescola citazioni colte e doppi sensi volgari, sillogismi impeccabili e non-sequitur assurdi, galanteria esagerata e insulti sfrontati. Il linguaggio diventa strumento di decostruzione della realtà sociale costituita.
In *Duck Soup* (1933), probabilmente il loro capolavoro, Groucho interpreta Rufus T. Firefly, dittatore del fittizio stato di Freedonia. Il film è una feroce satira del potere politico, del militarismo, del nazionalismo. La celebre sequenza dello specchio – dove Harpo e Chico, travestiti da Groucho, inscenano un balletto di gesti speculari con il protagonista – costituisce una metafora perfetta dell'inconsistenza dell'identità e dell'arbitrarietà del potere. Il finale, con la guerra scoppiata per futili motivi e condotta secondo logiche completamente assurde, anticipa l'umorismo nero di Kubrick e la satira politica del secondo Novecento.
Surrealismo e logica dell'assurdo
Sebbene i Marx non fossero direttamente collegati al movimento surrealista europeo, la loro estetica presenta affinità innegabili con la poetica del sogno, dell'inconscio, dell'automatismo psichico. Le loro trame narrative sono pretesti fragili che vengono continuamente sabotati da divagazioni, gag autonome, numeri musicali apparentemente estranei alla storia. Questa destrutturazione narrativa anticipa modalità che diventeranno centrali nel cinema modernista.
Harpo, in particolare, incarna una dimensione pre-linguistica e onirica. Il suo mutismo non è mancanza ma eccesso: comunica attraverso il corpo, i gesti, le espressioni facciali, i suoni prodotti dalla tromba e dall'arpa. La sua presenza è quella di un bambino anarchico che segue esclusivamente il principio del piacere, rubando, inseguendo donne, producendo dal suo cappotto oggetti impossibili in quantità inesauribili. Harpo è puro desiderio non socializzato, pulsione che rifiuta la simbolizzazione verbale.
Decostruzione delle convenzioni di genere
I film dei Marx giocano continuamente con le convenzioni dei generi cinematografici – il musical, la commedia romantica, il film di spionaggio – per sabotarle dall'interno. Le storie d'amore (spesso affidate a Zeppo prima del suo ritiro, poi ad altri attori secondari) sono trattate con palese disinteresse, come elementi obbligati della formula hollywoodiana che i Marx tollerano senza prenderli sul serio. I numeri musicali di Chico al piano e Harpo all'arpa interrompono brutalmente la narrazione, creando momenti di pura esibizione virtuosistica che sottolineano l'artificialità della costruzione cinematografica.
Critica sociale e lotta simbolica alle istituzioni
La definizione dei Marx come "urlo liberatorio dell'uomo medio" che concretizza "quella lotta che egli avrebbe voluto fare alla società vanagloriosa" merita un'analisi che ne espliciti le implicazioni socio-politiche.
Il bersaglio: borghesia, ipocrisia, potere
I Marx non attaccano genericamente "la società" ma obiettivi molto specifici: la ricchezza ostentata e culturalmente sterile (le matrone milionarie di *A Night at the Opera*, *A Day at the Races*), le professioni che si ammantano di prestigio immeritato (medici, avvocati, professori universitari), le istituzioni del potere politico (la dittatura in *Duck Soup*), le convenzioni sociali che regolano il comportamento sessuale e l'etichetta borghese.
In *A Night at the Opera* (1935), la celebre scena della cabina di nave stracolma di persone è una perfetta allegoria della critica sociale: lo spazio angusto destinato ai passeggeri di terza classe viene invaso da un numero crescente di personaggi (camerieri, inservienti, meccanici) fino all'esplosione finale quando si apre la porta e tutti precipitano fuori. La metafora del sovraffollamento delle classi subalterne, della compressione degli spazi di vita, della ribellione che diviene inevitabile è trasparente.
Identificazione popolare e catarsi comica
Il successo popolare dei Marx si spiega con la loro capacità di offrire una vendetta simbolica contro le frustrazioni quotidiane. Lo spettatore medio, costretto a subire l'autorità di capi, burocrati, esperti vari, trovava nei Marx la realizzazione fantasmatica del proprio desiderio represso di mandare tutto all'aria, di dire ciò che pensa, di svelare l'imperatore nudo. Questa funzione catartica non va sottovalutata: in un'epoca segnata dalla Grande Depressione prima e dalla Seconda Guerra Mondiale poi, l'anarchia marxiana offriva una forma di resistenza psicologica alla disperazione.
Tuttavia, sarebbe riduttivo leggere i Marx come semplici valvole di sfogo che alla fine consolidano il sistema che criticano. La radicalità della loro critica, la sistematicità con cui demoliscono ogni forma di autorità, la totale assenza di moralismo consolatorio distinguono la loro opera da forme più rassicuranti di comicità populista.
Le maschere e i ruoli: una tipologia
Ogni fratello incarnava una specifica modalità di rapporto con il reale sociale, configurando insieme una costellazione completa di strategie di resistenza.
**Groucho** rappresenta l'intellettuale cinico, colui che ha compreso l'assurdità del gioco sociale ma continua a giocarlo, sabotandolo dall'interno con la parola. Il suo armamentario verbale – giochi di parole, doppi sensi, citazioni decontestualizzate, insulti eleganti – è l'arma dell'intelligenza critica che non ha illusioni ma non rinuncia alla lotta.
**Harpo** incarna la resistenza pre-razionale, il rifiuto stesso di entrare nel gioco linguistico del potere. Il suo mutismo è una forma radicale di non-collaborazione; la sua gestualità anarchica, una liberazione pulsionale che ignora ogni codice sociale.
**Chico** rappresenta l'immigrato furbo, colui che sopravvive con l'astuzia e l'inganno, che finge di non capire per trarre vantaggio, che trasforma la propria marginalità in risorsa. Il suo accento italiano caricaturale e i suoi continui fraintendimenti linguistici sono strategie di sopravvivenza del debole.
**Zeppo**, prima del suo ritiro, incarnava il tentativo (sempre fallimentare) di normalità, di integrazione nelle convenzioni borghesi. La sua uscita dal gruppo è significativa: la normalità non può coesistere con l'anarchia, deve ritirarsi nell'imprenditoria (significativamente, anche Gummo scelse questa strada).
Il contesto cinematografico: dai film Paramount ai film MGM
La carriera cinematografica dei Marx può essere divisa in due fasi principali: i film prodotti dalla Paramount (1929-1933) e quelli prodotti dalla MGM (1935-1941, con qualche produzione successiva).
I film Paramount – *The Cocoanuts* (1929), *Animal Crackers* (1930), *Monkey Business* (1931), *Horse Feathers* (1932), *Duck Soup* (1933) – sono caratterizzati da maggiore anarchia formale, trame più frammentarie, umorismo più crudo e surreale. *Duck Soup*, in particolare, rappresenta l'apice di questa fase: il film fu un fallimento commerciale all'epoca ma è oggi considerato il loro capolavoro proprio per la radicalità della sua critica politica e l'assenza di concessioni sentimentali.
I film MGM – *A Night at the Opera* (1935), *A Day at the Races* (1937), *Room Service* (1938), *At the Circus* (1939), *Go West* (1940), *The Big Store* (1941) – riflettono l'intervento del produttore Irving Thalberg, che impose una struttura narrativa più convenzionale, storie d'amore secondarie più sviluppate, momenti sentimentali. Se da un lato questo rese i film più commercialmente accessibili, dall'altro attenuò la carica eversiva. Tuttavia, anche in questa fase, i Marx mantennero una capacità sovversiva notevole, come dimostrano sequenze memorabili (*A Night at the Opera* è ricchissimo di momenti antologici).
Tecniche comiche e innovazioni formali
L'analisi delle tecniche comiche marxiane rivela una sofisticazione che va oltre l'improvvisazione apparente.
**Il timing verbale**: Groucho possedeva un controllo millimetrico del ritmo della battuta, accelerando e rallentando, lasciando sospensioni cariche di attesa, esplodendo in torrenti verbali inarrestabili. Il suo è un jazz parlato, con variazioni su temi, ritorni, improvvisazioni controllate.
**La violazione degli spazi**: I Marx invadono continuamente spazi proibiti – camere da letto, uffici, sale da concerto, cabine di nave – sovvertendo la geografia sociale che assegna a ciascuna classe il proprio territorio.
**Il cortocircuito logico**: Le loro conversazioni creano sistematicamente paradossi logici, sillogismi fallaci, catene causali assurde che rivelano l'arbitrarietà delle convenzioni razionali.
**L'accumulo e l'eccesso**: La gag della cabina stracolma, il cappotto di Harpo dal quale escono oggetti infiniti, le parole di Groucho che si accumulano fino all'inverosimile – l'eccesso come principio estetico che sovraccarica il sistema fino a farlo implodere.
Eredità culturale e influenze
L'influenza dei Fratelli Marx sulla cultura comica successiva è pervasiva e multiforme. Il loro umorismo anarchico ha ispirato generazioni di comici: da Woody Allen (che riconosce esplicitamente il debito) ai Monty Python (la cui destrutturazione narrativa e assurdismo devono molto ai Marx), da Mel Brooks al cinema comico postmoderno.
Nel contesto della controcultura degli anni Sessanta e Settanta, i Marx vennero risoperti come icone di resistenza anti-autoritaria. Non è casuale che la loro introduzione nella Hall of Fame avvenga nel 1977, in un momento in cui la cultura americana stava metabolizzando gli choc del Vietnam, del Watergate, della crisi economica. I Marx offrivano un modello di critica radicale che non passava attraverso la militanza politica esplicita ma attraverso la sovversione comica.
Il ventesimo posto nella classifica dell'American Film Institute delle più grandi star della storia del cinema testimonia il riconoscimento critico, ma forse non rende giustizia alla radicalità del loro contributo. I Marx non furono semplicemente "grandi comici" ma innovatori formali, critici sociali, sperimentatori linguistici che ampliarono i confini stessi di ciò che il cinema comico poteva essere e dire.
Conclusioni: l'istituzionalizzazione dell'anarchia e il paradosso del riconoscimento
Il riconoscimento del 1977 ci pone di fronte a un paradosso fondamentale: cosa significa istituzionalizzare l'anarchia? Quando la Hall of Fame celebra i Marx, celebra anche ciò che essi demolivano? Il rischio è quello dell'assorbimento museale, della neutralizzazione attraverso la canonizzazione.
Tuttavia, l'opera dei Fratelli Marx conserva una carica eversiva che resiste all'addomesticamento. Rivedere *Duck Soup* oggi significa ancora confrontarsi con una critica feroce del potere politico, dell'assurdità della guerra, del nazionalismo idiota. La loro anarchia linguistica continua a funzionare come antidoto contro ogni forma di retorica autoritaria. Il loro rifiuto delle convenzioni sociali parla ancora alle frustrazioni contemporanee.
I Fratelli Marx rimangono, paradossalmente, sovversivi proprio perché canonizzati. La loro presenza nel pantheon cinematografico costituisce un promemoria permanente della legittimità della critica, del diritto al riso dissacrante, della necessità di non prendere troppo sul serio le istituzioni – comprese quelle che li celebrano. In questo senso, il loro lascito non è un corpus di opere chiuso e archiviabile, ma un invito permanente alla resistenza comica, all'uso del riso come strumento di liberazione e di critica sociale.
L'uomo medio che, secondo la definizione citata, trovava nei Marx la concretizzazione della lotta che avrebbe voluto condurre, trova ancora oggi, in un'epoca segnata da nuove ipocrisie e nuove oppressioni, la stessa possibilità di vendetta simbolica e di catarsi liberatoria. E questo, forse, è il riconoscimento più significativo che si possa tributare a cinque fratelli ebrei che hanno fatto del riso un'arma di resistenza e della comicità una forma di filosofia critica.
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