mercoledì 11 gennaio 2023

Corso filosofi: Lezione 11 Schopenhauer Comte Feuerbach Stuart Mill

Arthur Schopenhauer 1788

https://youtu.be/HMvw30C1nbk


Arthur Schopenhauer filosofo (Danzica 1788- Francoforte sul Meno 1860).

Figlio di un ricco banchiere di fede repubblicana, Heinrich Floris S., e di Johanna Trosiener, seguì la famiglia ad Amburgo quando la sua città natale passò sotto il dominio prussiano (1793). Sebbene non mostrasse alcuna vocazione in tal senso, fu avviato agli studi commerciali dal padre, e dopo la scomparsa improvvisa di quest’ultimo (forse morto suicida), ne curò per qualche tempo gli interessi, mentre sua madre si trasferiva a Weimar e iniziava una fortunata attività letteraria come scrittrice di saggi e romanzi, nonché animatrice di un salotto frequentato da figure di spicco del panorama letterario tedesco (tra cui Goethe). Nel 1809 si iscrisse all’univ. di Gottinga, dove frequentò dapprima i corsi di medicina, poi quelli di filosofia (in partic. di Schulze). Nel 1811, a Berlino, assistendo alle lezioni di Fichte, cominciò a maturare quell’avversione verso l’idealismo postkantiano che in seguito avrebbe assunto aspetti parossistici. Nel 1813 completò la sua dissertazione, Über die vierfache Wurzel des Satzes vom zureichenden Grunde (trad. it. La quadruplice radice del principio di ragion sufficiente), con cui si laureò a Jena; l’anno seguente, mentre rompeva le relazioni con sua madre, conobbe Goethe, che gli illustrò la sua teoria dei colori (argomento su cui S. pubblicò, nel 1816, il saggio Über das Sehen und die Farben) e l’orientalista F. Mayer, che lo introdusse alla conoscenza della civiltà indiana. Nel 1819, compiuto il suo capolavoro, Die Welt als Wille und Vorstellung (trad. it. Il mondo come volontà e rappresentazione), ottenne la venia docendi nell’univ. di Berlino, ma la esercitò con scarso zelo e poco successo: gli studenti disertavano le sue lezioni e affollavano quelle di Hegel, allora nel pieno della sua fama. L’insuccesso nell’insegnamento inasprì ancora di più il suo disprezzo per l’idealismo; nacque così il violentissimo attacco contro la «filosofia delle università». Trascorso un lungo periodo in Italia, nel 1825 tornò a Berlino, città che lasciò nel 1831, per sfuggire all’epidemia di colera (che avrebbe invece colpito Hegel). Stabilitosi a Francoforte sul Meno, nel 1836 pubblicò Über den Willen in der Natur (trad. it. La volontà della natura) e tre anni dopo, partecipando a un concorso indetto dall’Accademia di Trondheim, ottenne il primo riconoscimento ufficiale con lo scritto Über die Freiheit des menschlichen Willens (trad. it. La libertà del volere umano), che nel 1841 ripubblicò assieme al saggio Über das Fundament der Moral (trad. it. Il fondamento della morale) in un volume dal titolo Die beiden Grundprobleme der Ethik (trad. it. I due problemi fondamentali dell’etica). Nel 1849 S. salutò con favore la repressione militare del movimento liberal-democratico tedesco, posizione, questa, che confermò in punto di morte, lasciando i suoi averi a un Istituto di soccorso per i soldati prussiani feriti e caduti nel corso del «ristabilimento dell’ordine». Due anni più tardi, il successo che accolse la pubblicazione dei Parerga und Paralipomena (trad. it. Parerga e paralipomena) segnò una svolta nella ricezione dei suoi scritti nell’ambiente culturale tedesco; così, la terza edizione del Mondo come volontà e rappresentazione (pubblicata nel 1859, e integrata da una serie di Supplementi) sfuggì al triste destino delle precedenti (la prima era finita al macero). Dopo la sua morte, i lettori delle sue opere – caratterizzate da uno stile pregevole, che rifugge i tecnicismi filosofici e tende talvolta alla forma letteraria, perfino all’afflato poetico – si moltiplicarono, e il suo pensiero fu per molto tempo di moda, preparando l’ambiente spirituale propizio a R. Wagner e a Nietzsche. A tale successo postumo contribuì anche l’attenzione che continuava a suscitare la sua personalità ricca di contrasti, incline alle relazioni sentimentali, nonostante l’irrimediabile pessimismo del credo filosofico e la sua misoginia dichiarata (nonché teorizzata).

La dottrina di S. è principalmente espressa nel Mondo come volontà e rappresentazione. Da Kant S. attinge la generale concezione gnoseologica, che tutto ciò che oggettivamente appare non può essere concepito prescindendo dal soggetto a cui si manifesta, e di cui è «rappresentazione» (Vorstellung). Ma per S. la «cosa in sé» è la volontà, cosicché il mondo si risolve in «volontà e rappresentazione». D’altronde, essendo la radice dell’Universo la volontà, il mondo è condannato a un’imperfezione e insoddisfazione eterna perché in tanto si vuole in quanto si tende a colmare una mancanza, a evitare una deficienza e un dolore. Il quale è, così, intrinseco alla volontà, e cioè alla vita universale: donde il pessimismo, che necessariamente discende da tale concezione. S. si riconnette in tal modo al pensiero orientale e all’ascesi buddistica, designante la volontà dell’individuo come principio del dolore e fonte dell’illusoria fede nel molteplice fenomenico, e invitante al nirvana, nella cui inconsapevole universalità l’individuo si dissolve negando la sua volontà particolare e sottraendosi a quella illusione. Sembrerebbe che, nella concezione di S., non si possa mai uscire dal regno della volontà, dato il suo carattere assoluto e universale; il filosofo parla invece di una negazione della volontà, che può operare lo stesso pensiero dell’uomo in quanto diviene consapevole di tale sua ultima natura: rinuncia sempre maggiore agli interessi vitali, fino alla più compiuta ascesi e indifferenza. Nel campo più immediato dell’umana convivenza, l’etica di S. giustifica peraltro un certo interesse all’azione, in quanto questa possa concorrere ad alleviare il dolore altrui: l’unico fondamento legittimo della morale è quello della comune lotta contro la sofferenza, onde al Leid si accompagna il Mitleid, alla «passione» la «compassione». Esiste comunque anche un altro mezzo, per quanto non così decisivo e costante, di liberazione dal dolore: ed è quello offerto dalla contemplazione estetica. Con singolare intervento di platonismo nel suo idealismo kantiano e romantico, S. pensa che prima delle oggettivazioni del volere, costituite dalle molteplici realtà fenomeniche, si diano oggettivazioni anteriori, come tipi universali di quelle realtà. Esse sono le «idee», al pari di quelle platoniche eterne, immutabili e sottratte alla legge del divenire causale dominante sulle particolari realtà fenomeniche. Contemplare e raffigurare queste idee è quindi vedere la realtà affrancata da quel principio di ragion sufficiente, che la condanna al divenire eterno e cioè all’eterna insoddisfazione della volontà: è, con ciò, un’altra forma di liberazione dal giogo del volere, per quanto non definitiva ma puntuale e saltuaria. Notevole importanza ha poi avuto, soprattutto attraverso Wagner e Nietzsche, la sua concezione della musica. Se infatti l’arte in generale ha il privilegio di attingere direttamente le idee in una forma di contemplazione, che costituisce un superamento dell’individualità e dei limiti inerenti ai rapporti spazio-temporali e causali, la musica è indipendente non solo dal mondo sensibile, ma anche dalle idee poiché riproduce immediatamente la stessa volontà universale; di qui la sua superiorità rispetto alle altre arti che parlano soltanto dell’«ombra», mentre solo la musica parla dell’«essenza».
Auguste Comte 1798

Ludwig Feuerbach 1804

John Stuart Mill 1806


Corso filosofi: Lezione 10 Kant Fichte Hegel

 Immanuel Kant 1724




Johann Gottlieb Fichte 1762

Friedrich Hegel 1770



Corso i grandi economisti moderni: Lezione 10 Piketty Duflo

Thomas Piketty


Thomas Piketty è un economista francese nato nel 1971, noto per i suoi studi sulla distribuzione del reddito e sulla disuguaglianza economica. È uno dei più influenti economisti contemporanei e ha avuto un impatto significativo nel dibattito pubblico sulla disuguaglianza economica. Di seguito sono elencati alcuni dei suoi principali contributi e realizzazioni:


"Il Capitale nel XXI secolo": Il libro più noto di Piketty, "Il Capitale nel XXI secolo," pubblicato nel 2013, ha attirato l'attenzione in tutto il mondo. Nel libro, Piketty analizza dati storici sulla distribuzione del reddito e della ricchezza in varie nazioni e conclude che la disuguaglianza economica tende a crescere quando il rendimento del capitale supera il tasso di crescita economica. Il libro ha generato un ampio dibattito sulla disuguaglianza e ha portato a una maggiore consapevolezza delle sfide associate a essa.


Teoria della disuguaglianza: Piketty ha sviluppato una teoria della disuguaglianza economica basata sulla dinamica tra il rendimento del capitale e il tasso di crescita economica. Ha sottolineato l'importanza di politiche fiscali progressive e di una migliore tassazione del capitale per affrontare la disuguaglianza.


Ricerca empirica: Piketty è noto per il suo lavoro di raccolta e analisi di dati storici sulla distribuzione del reddito e della ricchezza. Ha collaborato con altri economisti per creare basi di dati comprehensive che hanno permesso di studiare le tendenze nella disuguaglianza su lunghe periodiche storiche.


Attivismo politico: Piketty è stato coinvolto nell'attivismo politico e ha sostenuto politiche economiche volte a ridurre la disuguaglianza, come una maggiore tassazione sui redditi elevati e una migliore redistribuzione della ricchezza.


Premi e riconoscimenti: Sebbene non abbia vinto il Premio Nobel per l'Economia Piketty è stato riconosciuto come uno dei principali economisti del suo tempo e ha ricevuto numerosi premi e onorificenze per la sua ricerca.


Esther Duflo

 https://youtu.be/7EAJPisBXOI

Si è laureata in storia ed economia all'École Normale Supérieure nel 1994 e ha conseguito un master presso DELTA (ora Paris School of Economics), in collaborazione con l'École des hautes études in sciences sociales e l'École Normale Supérieure nel 1995. Successivamente ha conseguito un dottorato di ricerca in economia al MIT nel 1999, sotto la supervisione congiunta di Abhijit Banerjee e Joshua Angrist. Dopo aver completato il dottorato di ricerca, è stata nominata assistente professore di economia al MIT e da allora è stata al MIT con l'eccezione di un periodo alla Princeton University nel 2001-2002. È stata promossa professore associato nel 2002, a 29 anni, rendendola tra i membri più giovani della facoltà. 

Corso filosofi: Lezione 9 Montesquieu Voltaire Hume Rousseau Diderot d'Alembert

Montesquieu 1689



Voltaire 1694




David Hume 1711


Jean-Jacques Rousseau 1712


Denis Diderot 1713


Jean Le Rond d'Alembert 1717



Corso filosofi: Lezione 8 Spinoza Locke Leibniz Vico

Baruch Spinoza 1632


John Locke 1632


Gottfried Wilhelm Leibniz 1646



Giambattista Vico 1668

Corso filosofi: Lezione 4 Anassagora Empedocle

 


Anassagora: Ha introdotto il concetto di "nous" (mente) come principio ordinatore dell'universo.

Anassagora è stato un filosofo presocratico dell'antica Grecia noto per le sue idee sull'origine del mondo, la natura della mente e la teoria del Nous (Intelletto o Mente). Ecco alcune informazioni chiave sulla vita e le idee di Anassagora.

Vita e periodo: Anassagora nacque intorno al 500 a.C. a Clazomene, in Asia Minore (l'attuale Turchia occidentale). Successivamente si trasferì ad Atene, dove condusse gran parte della sua attività filosofica. Il suo periodo di attività filosofica principale fu durante il V secolo a.C.

Insegnamenti ad Atene: Anassagora divenne noto ad Atene, dove insegnò filosofia e attirò l'attenzione di importanti figure dell'epoca, tra cui il famoso uomo politico Pericle.

Idee filosofiche:

Teoria del Nous: La concezione centrale di Anassagora era quella del Nous, che può essere tradotto come "Intelletto" o "Mente." Egli sosteneva che il Nous fosse l'origine e il principio ordinatore dell'universo. Il Nous era immutabile, onnisciente e il motore che guidava l'intera realtà.

Infinita divisione della materia: Anassagora affermava che la materia era costituita da particelle minime, che chiamava "nous" o "omoiomere," che significava "simili a sé stessi." Queste particelle erano infinitamente divisibili e costituivano gli oggetti materiali.

Mente organizzatrice: Anassagora sosteneva che il Nous, essendo dotato di intelletto, aveva organizzato il caos primordiale, separando e combinando le particelle omoiomere in modo intelligente per creare l'universo così come lo vediamo oggi.

Rifiuto della teoria degli elementi: Anassagora respingeva la teoria degli elementi classica dei filosofi presocratici, come Talete e Empedocle. Egli sosteneva che la materia non poteva essere ridotta a quattro elementi fondamentali, ma era costituita da una molteplicità di particelle omoiomere.

Le idee di Anassagora ebbero un impatto duraturo sulla filosofia e influenzarono filosofi successivi, in particolare la scuola atomista di Leucippo e Democrito. La sua concezione di un Intelletto universale come principio ordinatore dell'universo contribuì anche allo sviluppo della filosofia e della cosmologia occidentale.

Empedocle: Ha sviluppato una teoria degli elementi (terra, acqua, aria, fuoco) e ha introdotto il concetto di "amore" e "odio" come forze fondamentali.

Empedocle è stato un antico filosofo presocratico che visse nel V secolo a.C. È noto per le sue idee sulla natura, gli elementi, e per la teoria delle quattro radici o "radici" degli enti. Ecco alcune informazioni chiave sulla vita e le idee di Empedocle.

Vita e periodo: Empedocle nacque a Agrigento, in Sicilia, intorno al 490 a.C. e visse durante il periodo in cui la Sicilia era una colonia greca. Egli fu un filosofo, medico e poeta, e svolse un ruolo importante nella vita politica di Agrigento.

Scritti: Empedocle è noto per il suo poema filosofico intitolato "Purificazione" o "Katharmoi," che è stato scritto in versi e tratta di vari argomenti filosofici, tra cui la natura, la medicina, e l'anima.

Idee filosofiche:

Teoria degli elementi: Empedocle è famoso per la sua teoria degli elementi, che è stata una delle prime tentativi sistematici di spiegare la composizione della materia. Egli sosteneva che ci fossero quattro elementi fondamentali: terra, acqua, aria e fuoco. Questi elementi costituivano la base di tutto ciò che esiste, e le diverse combinazioni e proporzioni di essi generavano gli oggetti e gli esseri nel mondo.

Teoria delle radici: Empedocle affermava che oltre agli elementi materiali, esistevano quattro "radici" o "forze" eteree che governavano l'universo. Queste quattro radici erano l'Amore, il Conflitto, la Necessità e la Mente. Amore e Conflitto erano responsabili della mescolanza e della separazione degli elementi, mentre la Necessità imponeva un ordine immutabile all'universo. La Mente aveva un ruolo speciale nella creazione e nella direzione degli esseri viventi.

Ciclo del nascere e del morire: Empedocle credeva che tutto ciò che esiste passasse attraverso un ciclo eterno di nascita, esistenza e morte. Gli oggetti e gli esseri viventi si formano dalle combinazioni degli elementi e delle radici, ma alla fine si disgregano e ritornano a queste fonti primordiali.

Empedocle è noto per aver contribuito significativamente allo sviluppo della filosofia presocratica e alle prime teorie scientifiche sulla natura. Le sue idee sulle radici e sugli elementi influenzarono pensatori successivi come Aristotele e Platone, mentre la sua visione ciclica della natura ebbe un impatto sulla filosofia e sulla scienza greca.


Corso filosofi: Lezione 3 Zenone Melisso Eraclito

 


Zenone di Elea è stato un filosofo presocratico noto per le sue famose argomentazioni e paradossi, che si concentravano sulla natura del movimento e sul concetto di infinito. Ecco alcune informazioni chiave sulla vita e le idee di Zenone. 

Vita e periodo: Zenone visse nel V secolo a.C. ed era originario di Elea, un'antica città della Magna Grecia (l'attuale Italia meridionale). Era un discepolo di Parmenide, un altro importante filosofo presocratico.

Idee filosofiche e paradossi:

Paradosso di Achille e la tartaruga: Uno dei paradossi più noti di Zenone è l'argomento di Achille e la tartaruga. In questo paradosso, Zenone sosteneva che, se una tartaruga avesse una piccola testa di vantaggio in una gara contro Achille, il più veloce tra gli esseri umani, Achille non sarebbe mai stato in grado di superarla. Ogni volta che Achille raggiungeva il punto in cui si trovava la testa della tartaruga, questa aveva avanzato leggermente e così via, in un processo infinito. Questo paradosso cercava di dimostrare l'infinità del movimento e sfidava l'idea comune che il movimento potesse essere suddiviso in un numero infinito di fasi.

Paradosso della dicotomia: Questo paradosso affermava che, per raggiungere qualsiasi punto, un oggetto doveva prima raggiungere il punto medio tra il suo punto di partenza e la destinazione desiderata. Tuttavia, per raggiungere il punto medio, doveva prima raggiungere il punto medio di quel segmento, e così via all'infinito, rendendo impossibile qualsiasi movimento.

Paradosso del continuum: Questo paradosso sottolineava che qualsiasi distanza o spazio potrebbe essere diviso all'infinito in parti più piccole, mettendo in discussione la possibilità del movimento in un continuum infinito.

Zenone utilizzò questi paradossi per mettere in discussione il concetto tradizionale di movimento e per sostenere la filosofia del suo maestro Parmenide, il quale affermava che l'unico vero essere è l'essere immutabile e che il cambiamento e il movimento erano illusori. In questo senso, Zenone cercò di dimostrare che il movimento era impossibile e che l'esperienza sensoriale poteva ingannarci.

Le argomentazioni di Zenone hanno avuto un impatto significativo sulla filosofia e sulla comprensione della natura del tempo, dello spazio e del movimento. Mentre i paradossi di Zenone sembravano dimostrare la contraddizione nel concetto di infinito, hanno anche ispirato filosofi successivi a sviluppare nuove teorie sulla matematica e sulla filosofia del tempo, portando alla creazione di nuovi strumenti concettuali per risolvere i problemi sollevati dai paradossi di Zenone.


Melisso di Samo è stato un filosofo presocratico dell'antica Grecia noto per i suoi contributi alla filosofia dell'essere e alla critica delle idee dei suoi predecessori. Ecco alcune informazioni chiave sulla vita e le idee di Melisso:

Vita e periodo: Melisso visse nel V secolo a.C. ed è originario di Samo, un'isola greca situata nell'Egeo. Era un contemporaneo di altri importanti filosofi presocratici, come Parmenide, Zenone e Anassimene.

Idee filosofiche:

Monismo: Melisso è noto per aver sostenuto una forma di monismo, che significa che credeva che l'essere fosse unitario e indivisibile. Tuttavia, il suo concetto di "essere" era diverso da quello di Parmenide. Mentre Parmenide sosteneva che l'essere fosse immutabile ed eterno, Melisso credeva che l'essere fosse infinito ed eterno.

Critica a Parmenide: Melisso critica le concezioni di Parmenide sull'essere, sostenendo che Parmenide aveva erroneamente limitato l'essere a una sola forma immutabile e che ciò era in contrasto con l'esperienza e l'osservazione della molteplicità del mondo. Melisso riteneva che l'essere dovesse essere infinito, poiché qualsiasi limite o confine sarebbe stato definito dall'essere stesso, il che avrebbe creato un'infinità al di là di tale confine.

Teoria della continuità: Melisso sosteneva che il cambiamento e la molteplicità fossero possibili all'interno dell'essere infinito, e che tutto ciò che esiste è parte di questa continuità dell'essere. Questa teoria rifletteva la sua critica a Parmenide e alla sua visione di un essere immutabile e statico.

Melisso è considerato un filosofo importante nel dibattito sull'essere tra i filosofi presocratici. La sua critica alle idee di Parmenide e il suo sviluppo del concetto di un essere infinito hanno avuto un impatto sulla filosofia occidentale successiva. La sua filosofia ha contribuito al dibattito sulla natura dell'essere e sulla possibilità del cambiamento e della molteplicità all'interno dell'essere eterno.



ALTRE SCUOLE

Eraclito: Ha sostenuto che tutto è in costante cambiamento e che il fuoco è l'elemento fondamentale dell'universo.

Eraclito, noto anche come Eraclito di Efeso, è stato un filosofo presocratico dell'antica Grecia, attivo intorno al VI secolo a.C. È noto per le sue idee filosofiche riguardo al cambiamento, al fuoco e alla natura del mondo. Ecco alcune informazioni chiave sulla vita e le idee di Eraclito.

Vita e periodo: Eraclito visse a Efeso, un'antica città greca situata nell'attuale Turchia. Il suo periodo di attività filosofica è stato principalmente collocato tra il 540 e il 480 a.C.

Reticenza: Eraclito è spesso ricordato per la sua personalità riservata e il suo stile scritto criptico. Le sue opere, sebbene in gran parte siano andate perdute, erano note per la loro complessità e ambiguità, il che lo ha portato a essere chiamato "l'oscuro" dai suoi contemporanei.

Idee filosofiche:

Panta rhei (Πάντα ῥεῖ): La frase in lingua greca "panta rhei" significa "tutto scorre" o "tutto fluisce". Questa è una delle affermazioni più celebri di Eraclito ed esprime la sua convinzione fondamentale che il mondo è caratterizzato dal cambiamento incessante. Eraclito credeva che tutto stesse costantemente cambiando, che nulla potesse essere immutabile e che il mondo fosse in uno stato di flusso perpetuo.

Il fuoco: Eraclito credeva che l'elemento primordiale o principio fondamentale dell'universo fosse il fuoco. Egli non intendeva il fuoco letteralmente come il nostro fuoco, ma come un simbolo del cambiamento costante e della trasformazione.

Conflitto e opposizione: Eraclito credeva che il conflitto e l'opposizione fossero parte integrante del mondo e che il cambiamento fosse spesso il risultato di contrapposizioni tra opposti, come il caldo e il freddo, la luce e l'oscurità.

Logos: Eraclito introduceva il concetto di "logos," una parola greca che può essere tradotta come "ragione" o "discorso." Credeva che il logos fosse l'ordine segreto e la struttura sottostante al mondo, che univa e guidava il costante cambiamento.

L'influenza di Eraclito sulla filosofia è stata significativa, specialmente nel pensiero posteriore di filosofi come Friedrich Nietzsche e Martin Heidegger, che hanno apprezzato la sua comprensione del cambiamento e della dialettica. Eraclito rappresenta una delle prime figure della filosofia occidentale a esplorare profondamente il concetto di cambiamento e a sottolineare la centralità del divenire nella natura del mondo.

Corso i grandi economisti moderni: Lezione 3 Robinson Galbraith Friedman Samuelson


Joan Robinson (1903-1983) è stata un'economista britannica di grande rilevanza nel campo dell'economia politica. È conosciuta soprattutto per il suo contributo al pensiero keynesiano e per il suo lavoro nell'ambito della concorrenza imperfetta. Ecco alcune delle sue principali idee e contribuzioni:


Concorrenza Imperfetta: Joan Robinson è stata una delle prime economisti a concentrarsi sulla concorrenza imperfetta, che è un'alternativa alla visione tradizionale della concorrenza perfetta. Ha sottolineato che molte industrie del mondo reale sono caratterizzate da un grado di monopolio o da una forma di potere di mercato. Il suo libro del 1933, "L'Economica della Concorrenza Imperfetta", è uno dei testi fondamentali in questo campo.


Teoria del Monopolio: Robinson ha contribuito in modo significativo alla teoria del monopolio, esaminando il comportamento delle imprese che hanno il potere di fissare i prezzi. Ha introdotto il concetto di "scatola di Robinson" per rappresentare il settore in cui un'impresa monopolistica può operare senza preoccuparsi della concorrenza.


Keynesianesimo: Robinson è stata una sostenitrice del pensiero keynesiano e ha contribuito a diffonderlo in Gran Bretagna. Ha lavorato con John Maynard Keynes e ha scritto ampiamente sulle sue teorie, aiutando a interpretare e sviluppare la sua analisi dell'economia.


Saggio su Marx: Robinson è anche conosciuta per il suo "Saggio su Marx", pubblicato nel 1942, in cui ha analizzato e interpretato il lavoro di Karl Marx. Sebbene non fosse una marxista ortodossa, ha offerto una lettura critica e interessante delle teorie marxiste.


Teoria della crescita economica: Ha sviluppato una teoria della crescita economica basata sulla sua visione della concorrenza imperfetta e del ruolo dell'accumulazione del capitale. Questa teoria ha influenzato il dibattito sulla crescita economica nel XX secolo.


Impegno politico: Robinson è stata coinvolta in politica e nella promozione di politiche economiche più progressiste. Ha sostenuto politiche di welfare state e una maggiore regolamentazione dei mercati.


John Kenneth Galbraith 


https://youtu.be/LtIbNaNadH0

Economista statunitense (Iona Station, Ontario, 1908 - Cambridge, Massachusetts, 2006). Tra i grandi economisti del 20º sec. Fu prof. nelle univ. di California e Princeton e dal 1949 al 1975 alla Harvard University; membro della National defeing commission e amministratore dell'OPA (Office of price administration), diresse durante la  seconda guerra mondiale l'ufficio per il controllo dei prezzi e nel 1949 fu a capo dell'Economic security policy. Gran parte della sua opera è dedicata allo studio dei sistemi capitalistici avanzati. Il capitalismo moderno, secondo G., ha acquisito efficienza e stabilità grazie a un'estesa attività di pianificazione che si fonda su strutture di mercato monopolistiche, tramite le quali i produttori stabiliscono il prezzo; su tecniche di stimolo della domanda, atte a creare nei consumatori esigenze nuove e crescenti (pubblicità e marketing); sul sostegno della domanda globale da parte dello Stato. Tra le sue opere si ricordano: American capitalism; the concept of countervailing power (1952; trad. it. 1955); A theory of price control (1952); The great crash (1955; trad. it. 1962); The affluent society (1958; trad. it. 1959);The liberal hour (1960); Economic development (1963); The new indus trial state (1967; trad. it. 1968); Economics and the public purpose (1973; trad. it. 1974); The age of uncertainty (1976; trad. it. 1977);The nature of mass poverty (1979); life/">life in our times (1981; trad. it. 1982); The anatomy of power (1983; trad. it. 1984); A history of economics (1987; trad. it. 1988); Capitalism, communism and coexistence (1987; trad. it. 1988); A short history of financial euphoria (1993); The good society (1996); Letters to Kennedy (1998); Name-dropping: from F. D. R. on (1999; trad. it.) L'ultima opera The economics of innocent fraud  (2004; trad. it. L’economia della truffa) riflette sugli scandali finanziari degli ultimi anni, partendo dal caso Enron.

Milton Friedman 


https://youtu.be/jzBNnboWsAg



Economista statunitense (New York 1912 - San Francisco 2006). 
Svolse la sua attività, durante la seconda guerra mondiale, presso la Commissione per le risorse naturali a Washington e il National bureau of economic research, dando il suo apporto nello studio dei problemi finanziarî presso il Tesoro americano. Dal 1946 al 1976 è stato professore di economia nell'univ. di Chicago. I suoi contributi riguardano varî campi: da quello metodologico (Essays in positive economics, 1954), al riesame della funzione del consumo, che egli suggerì di collegare a una prospettiva di reddito più ampia di quella annuale (A theory of the consumption function, 1957), a imponenti studî di storia monetaria (A monetary history of the United States, 1867-1960, 1963), con la collaborazione di A. Jacobson Schwartz, alla riformulazione della teoria quantitativa (The optimum quantity of money and other essays, 1969). Si ricollega principalmente ai suoi scritti monetarî e alle relative controversie, l'indirizzo detto "monetarista", che attribuisce particolare importanza al controllo dell'offerta di moneta non soltanto come argine dei processi inflazionistici, ma anche per assicurare un quadro di stabilità che, nella sua concezione, favorirebbe lo sviluppo economico più efficacemente di ogni altra forma di intervento. In questo quadro egli auspicò sempre un sistema di tassi di cambio flessibili. Sul piano della politica economica, fu l'esponente più vigoroso di concezioni neo-liberiste che trovano, per esempio, espressione in Capitalism and freedom (1962; trad. it. 1967) e in Free to choose (1980; trad. it. 1981), scritto in collaborazione con la moglie Rose Friedman. Nel 1976 gli venne attribuito il premio Nobel per l'economia. Socio straniero dei Lincei (1978).

Paul Samuelson (1915-2009) è stato un influente economista americano noto per i suoi importanti contributi alla teoria economica e alla diffusione delle idee economiche attraverso la sua attività di insegnamento e scrittura. Ecco alcune delle sue principali realizzazioni e contributi:

Libro di testo "Economics": Samuelson è noto per il suo influente libro di testo "Economics," pubblicato per la prima volta nel 1948. Questo libro di testo è diventato uno dei testi più utilizzati nell'insegnamento dell'economia a livello universitario ed è stato tradotto in numerose lingue. Ha contribuito a rendere l'economia più accessibile a un pubblico più ampio.

Teoria del bilancio aggregato: Samuelson ha contribuito in modo significativo alla teoria del bilancio aggregato, che si occupa dell'analisi delle variabili macroeconomiche, come la produzione nazionale, l'occupazione e l'inflazione. Ha sviluppato la cosiddetta "identità di Samuelson," che collega il risparmio, l'investimento e il deficit commerciale in un'economia.

Modello IS-LM: Samuelson ha introdotto il modello IS-LM, che è uno strumento chiave nella teoria macroeconomica. Il modello descrive le relazioni tra il mercato dei beni (IS, Investimento-Saving) e il mercato monetario (LM, Liquidity-Money) e viene utilizzato per analizzare gli effetti delle politiche monetarie e fiscali sull'economia.

Premio Nobel per l'Economia: Nel 1970, Paul Samuelson è stato insignito del Premio Nobel per l'Economia per i suoi contributi pionieristici alla teoria economica e, in particolare, per il suo lavoro sulla teoria del consumo e la funzione di domanda di moneta.

Economia del benessere: Samuelson ha svolto un ruolo chiave nella promozione dell'analisi dell'economia del benessere, che si concentra sull'ottimizzazione dell'allocazione delle risorse per massimizzare il benessere sociale. Ha contribuito a sviluppare il concetto di "efficienza di Pareto," che rappresenta una situazione in cui non è possibile migliorare la posizione di una persona senza peggiorare la posizione di un'altra.

L'efficienza dei mercati finanziari: Samuelson ha scritto ampiamente sull'efficienza dei mercati finanziari e sull'ipotesi del mercato efficiente, sostenendo che i prezzi dei titoli riflettano tutte le informazioni disponibili e che sia difficile per gli investitori battere il mercato a lungo termine.